NELLA RISPOSTA ALL’INTERROGAZIONE L’ESECUTIVO NAZIONALE NON PERDE OCCASIONE PER CONFERMARE A PAROLE L’IMPEGNO AL RICOLLOCAMENTO DEI CIRCA 400 LAVORATORI DELLA SOCIETA’ SOTTRATTA ALLA MAFIA. SOLO PAROLE E NIENTE FATTI E INTANTO IL TEMPO PASSA ED I LAVORATORI SONO A BOCCA ASCIUTTA

La cessione in afflitto della conduzione della rete vendita a un solido operatore del settore appare, infatti, senza dubbio auspicabile, in quanto consente di elaborare una soluzione idonea a valorizzare il patrimonio dell’Erario, tutelando anche i livelli occupazionali

È quanto dichiara il viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico, rispondendo all’interrogazione della Pamela Orrù, senatrice del PD, sul futuro lavorativo dei circa quattrocento lavoratori compreso l’indotto.

A darne notizia, in una nota, la senatrice trapanese che conferma l’impegno, mantenuto dal Governo nazionale, volto a proseguire verso la direzione di una soluzione definitiva che ricollochi il personale dipendente del Gruppo 6Gdo, nonostante il peso della burocrazia e la recente dichiarazione di fallimento del Tribunale di Marsala.

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Continueremo a monitorare la situazione e a tenere alta l’attenzione – commenta la senatrice Orrù – affinché possano essere portate avanti tutte le azioni necessarie atte ad individuare un soggetto in grado di rilevare le attività del gruppo e garantire così la salvaguardia dei posti di lavoro”.

Nella risposta all’interrogazione presentata dalla senatrice Orrù sulla vicenda del gruppo 6 Gdo di Castelvetrano, il ministero dell’Interno traccia meticolosamente e puntualmente l’evolversi della vicenda e dell’operato dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata che. Nel testo viene confermato dal viceministro Bubbico l’impegno volto all’individuazione di soluzioni dirette a evitare la chiusura completa delle attività, attraverso l’autorizzazione a concedere in affitto la gestione dei rami di azienda.

La senatrice Orrù, dopo aver incontrato i lavoratori del gruppo, ha più volte sollecitato l’intervento del Governo affinché, come richiesto nell’interrogazione presentata, il ministero dell’Interno indicasse con celerità, stante i tempi ristretti previsti dal termine fissato per la messa in liquidazione dell’azienda ed indicato nel 25 marzo scorso, quali azioni urgenti intendesse adottare per tutelare i lavoratori del gruppo 6Gdo che rischiavano di perdere il posto di lavoro.

Nel frattempo, la senatrice Orrù ha anche sollecitato il ministero del Lavoro e delle politiche sociale per la concessione della cassa integrazione straordinaria ai circa 200 dipendenti del gruppo, autorizzata lo scorso mese di aprile.

Ripercorriamo sinteticamente le tappe di questa travagliata vertenza lavorativa vissuta all’ombra della mafia pronta a colpire al primo arretramento dello Stato.

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Fin dal febbraio scorso, la senatrice Pamela Orrù ha richiamato l’attenzione del Governo sulla vicenda del gruppo 6 Gdo, la società dell’ex imprenditore castelvetranese, Giuseppe Grigoli, in carcere per associazione mafiosa e legato al super boss Matteo Messina Denaro.

Il gruppo, in amministrazione giudiziaria dal 2008, opera nell’ambito della grande distribuzione gestendo direttamente e indirettamente tramite società collegate e controllate, ovvero avendo concesso a terzi in regime di affitto di ramo di azienda, la somministrazione affiliazione e conduzione di supermercati e discount, in provincia di Trapani, Agrigento ed in parte di Palermo.

Il 29 gennaio scorso il tribunale di Marsala aveva concesso alla Gruppo 6 Gdo il termine del 25 marzo per la presentazione della proposta di concordato preventivo.

Alla fine del maggio 2014 il tribunale di Marsala, ha dichiarato fallito il gruppo citato e ha ritenuto inammissibile l’accordo, proposto dall’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che prevedeva la cessione del ramo di azienda, relativo ai punti vendita del gruppo alla società Esse Emme Srl.

Nota a margine

Seguiamo da molti mesi la vicenda dei lavoratori del Gruppo 6Gdo e comprendiamo il dramma di chi ha perso il lavoro e cerca in tutti i modi di rientrarvi, chiedendo aiuto al mondo politico. Non possiamo, pur tuttavia, restare in silenzio, inermi, rispetto a quanto accade ed al disastro che il Governo nazionale provoca, giorno dopo giorno, penalizzando l’economia della Sicilia e danneggiando il tessuto sociale dell’Isola. Ne è un esempio proprio la vicenda della società castelvetranese.

Appare davvero strano che in un territorio martoriato dalla crisi, che vive con il costante spettro del super boss Matteo Messina Denaro, lo Stato italiano non abbia individuato una corsia preferenziale per rilanciare una società sottratta alla mafia, anziché assistere impotente al fallimento.

È oltremodo curioso che il Sindaco della città, Felice Errante, si sia speso per la vertenza dei lavoratori del Gruppo 6Gdo senza avere ottenuto alcuna risposta esaustiva. Ed è paradossale che al sindaco Errante non sia stato sufficiente aderire al Nuovo centro destra, partito il cui leader è Angelino Alfano, ministro degli Interni, che avrebbe dovuto risolvere in un batter d’occhio la vicenda ed invece la società, nel frattempo, è fallita. Visti i magrissimi risultati ottenuti finora, farebbere bene il sindaco a batter cassa a Roma dal suo leader. E farebbe bene, a nostro avviso il giovane sindaco del Ncd, a chiedere al ministro dell’Interno spiegazioni sul perché la risposta è arrivata, peraltro con enorme ritardo rispetto a quando il primo cittadino aveva interessato direttamente Alfano, dal viceministro, esponente del Pd, e non dal leader del partito al quale ha aderito. Una vicenda apolitica davvero al chiaro scuro.

Appare, inoltre, grottesco, che a martellare per una soluzione in favore dei 400 lavoratori sia una esponente del Pd, il partito che governa in Sicilia come a Roma. C’era bisogno di far fallire la società? Non sarebbe stato più opportuno per lo Stato rilanciare produttivamente il Gruppo 6Gdo assumendo la vertenza come la madre delle battagli di legalità?

Tutto accade nella follia di un Governo regionale assente e di un esecutivo nazionale che pensa ad altro e non ascolta neanche la richiesta d’aiuto che proviene da un esponente di partito. Siamo messi davvero male.

Giuseppe Messina
linksicilia.it