I grani antichi? Torniamo a seminarli dentro l’area che fu dell’antica Selinunte. Più che una provocazione potrebbe essere una bell’idea quella che l’assessore comunale alle politiche agricole Paolo Calcara ha lanciato durante il seminario su “Il pane nero di Castelvetrano: grani duri di qualità e altri prodotti cerealicoli” tenutosi al teatro Selinus di Castelvetrano, dopo una giornata d’incontro con gli studenti dell’istituto alberghiero “Virgilio Titone” organizzata dall’associazione “A Disa”.

grani antichi selinunte

Calcara ha annunciato di volerne parlare col direttore del parco archeologico Giovanni Leto Barone e procedere, laddove possibile, alla semina di antichi grani in ampie aeree non coltivate che ricadono nel territorio del parco archeologico. Ai grani antichi, alla ricerca e al recupero, punta da anni il mugnaio castelvetranese Filippo Drago, un “ambasciatore” dei grani siciliani in Europa.

E il legame dell’antica città di Selinunte col grano è stato illustrato dal critico Giuseppe Camporeale, fornendo alla platea immagini e testimonianze. «Il grano duro rischia di essere sbriciolato dalla globalizzazione agroindustriale» ha detto Alfonso Frenda, docente presso l’Università di Palermo, affermando, altresì, che la maggior produzione italiana avviene proprio nel sud Italia.

Qualità e valorizzazione, due termini evidenziati da Giuseppe Russo, dirigente del Consorzio di ricerca “G.P. Ballatore” che dal 1997 si occupa di ricerca in tutta la Sicilia. «Bisogna mettere insieme tradizione, ricerca e innovazione – ha detto – ma ridando valore all’intera filiera, dall’agricoltore e sino al commerciante». I panificatori, dal loro canto, denunciano una politica poco attenta: «Alle nostre proposte e ai nostri appelli non c’è nessuno che ci ascolta» ha detto Giuseppe Martinez, vice presidente Assipan.

Max Firreri
per GdS