Strade vuote, pochi passeggeri e le scarpe di ginnastica appese al chiodo. Il coronavirus ha stravolto le città, ci ha costretti alla distanza sociale e, forse, a ripensare molto di più agli affetti più cari. Ma per gli sportivi – e sono tanti – il tempo di coronavirus è quello della rinuncia. Niente corsa, niente bicicletta. Sport a parte, sono le storie che s’intrecciano tra Nord e Sud quelle che caratterizzano questo tempo particolare. Due pezzi di un’Italia che stanno combattendo un nemico comune: il Covid-19.

Giuseppe Fulico, 39 anni, originario di Campobello di Mazara, dal 2006 vive e lavora a Milano. È autista dell’Atm, l’azienda di trasporti nel capoluogo lombardo, e sta vivendo questo tempo di coronavirus al suo posto di lavoro: «Ogni giorno dò il mio contributo nel far muovere questa città che non si ferma mai, nemmeno col virus…». Da una punta all’altra di Milano, Giuseppe Fulico consente che anche medici, infermieri, addetti alle pulizie possano raggiungere gli ospedali della città.

Lui, qualche settimana fa, ha deciso di restare a Milano. «In queste circostanze un pensiero va anche al mio paese nativo che porto sempre nel cuore Sicilia – racconta a CastelvetranoSelinunte.it – a tutti gli amici e parenti va il mio pensiero, con la speranza che tutto possa finire presto».

Da Nord a Sud, l’affetto corre via etere: telefonate, videochiamate. «In un primo momento ho pensato che in una settimana passasse tutto, ma poi sentivo i miei genitori in Sicilia e avvertivo la loro preoccupazione. La distanza è una brutta bestia, specialmente quando si tratta della salute».

In queste settimane convissute con le restrizioni imposte dal Governo, per Giuseppe Fulico il primo pensiero è stato quello di tranquillizzare i suoi genitori. «È difficile spiegare a distanza ciò che sta succedendo – racconta – poi ogni videochiamata si chiude con un “mi mancate, vi amo”». Ha dovuto rinunciare alle sue maratone, ai suoi allenamenti. La sua vita in questi giorni scorre in una Milano quasi deserta: «Non mi è mai saltato in testa di tornare giù, perché era come se scappassi via. Questo periodo spero ci ha educati al senso delle cose che contano. Tra queste il desiderio di libertà e di convivenza».

Giuseppe Fulico anche domani, alla guida degli autobus cittadini, continuerà a trasportare medici, infermieri e addetti alle pulizie negli ospedali della città. Lì dove la lotta al virus non è ancora vinta.