cimarosa faraone

Come previsto da qualcuno, la vicenda di Giuseppe Cimarosa finisce nei talk, della grande comunicazione. La coraggiosa scelta di Giuseppe ,finisce addirittura, nel tempio della “controinformazione” per antonomasia: Servizio Pubblico, del vate,Michele Santoro.

Il decano dell’informazione della serie, ”ho sempre ragione”, lo mette davanti, addirittura, al poliedrico Aldo Busi, scrittore contemporaneo e finissimo intellettuale ma anche duro contestatore e talentuoso anche se opinabile,commentatore di salotti televisivi. Santoro, per l’occasione, guarda caso, ci porta anche Davide Faraone , deputato del PD e astro nascente del partito di Renzi e “renziano” puro sangue.

Faraone, organizzatore della “Leopolda” siciliana, accoglie Giuseppe Cimarosa tra gli invitati e, microfono in mano, lo fa parlare davanti a sei mila persone. Nasce lo scoop. Faraone, astuto politico sa che la presenza di Cimarosa nel suo conclave renziano, avrebbe fatto “scruscio” e centra pienamente l’obiettivo. In realtà, Giuseppe, verosimilmente, va a Palermo per continuare il suo percorso di legalità, nel tentativo di affrancarsi sempre più dal marchio di “famiglia mafiosa” o pesudo tale e che la parentela con Matteo Messina Denaro gli ha cucito addosso suo malgrado. Fa questo, come da mesi parlando, comunicando e condividendo tante esperienze. Forse , poco si accorge che la politica attuale,quella detta “moderna”, “rottamatrice” ha puntato gli occhi su di lui.

Gli ingredienti ci sono tutti:giovane, preparato, artista, dice no alla mafia e si ribella al padre condannato per associazione mafiosa. Il quadro è completo. Santoro lo tiene in trasmissione fino alla fine. Questo, tecnicamente, ha un suo significato , in una trasmissione che fa milioni d’ascoltatori. Faraone sa pure che questa scelta di sostenere Cimarosa, avrebbe fatto venire il mal di pancia alla parte più ”sinistra” della Sinistra del suo partito, e alle associazioni antimafia.

Quelle aree, piu o meno politicizzate e spesso simili all’inquisizione che sul caso Cimarosa, fin ora, come si dice in castelvetranese:” si l’hannu tuccatu cu la pezza”. Ovvero, sono stati molto prudenti nell’accettare Cimarosa tra i beati nell’antimafia. Tanto è vera questa prudenza che in questi giorni, su FB , i commenti dei depositari assoluti del diritto all’antimafia, avevano tutti un PH piuttosto acido sull’invito di Santoro a Cimarosa e sullo “sdoganamento” di Davide Faraone del cugino in secondo grado del super latitante Messina Denaro.

Il paradosso si sfiora poi, quando Santoro, nel corso della trasmissione afferma: ”l’esempio di Giuseppe è notevole. Un parente di Matteo Messina Denaro che parla cosi merita tanto. Mi meraviglio come mai i giornali non hanno dato giusto risalto a questa drammatica scelta di Giuseppe Cimarosa”.Evidentemente, Santoro, non legge il Giornale di Sicilia o altri siti locali e anche nazionali.Sono troppo piccoli per Lui. Fin qui, la cronaca di una vicenda dai contorni , di certo un po’ offuscati. Ci piacerebbe non pensare che Giuseppe sia finito da Santoro perche passato dalla “Leopolda siciliana”.La sua scelta forte, decisa, meritava senza se e senza ma, un format televisivo da milioni di spettatori.Tutto merito della “leopolda”? Forse.

Adesso, dopo Santoro, si chiedono in molti ,Cimarosa è diventato credibile? Si spegneranno le polemiche che siluravano le scelte di Giuseppe come semplici strategie, per difendere il suo patrimonio,peraltro già sequestrato? “Sapidda” ,si dice in siciliano. Occorre attendere. Certo è che, Castelvetrano e la sua comunità, cosi martoriata ogni giorno dalla presenza di Matteo Messina Denaro e proseliti vari, non ha bisogno di “quadretti” politici da scuola di partito o di antimafia parolaia e orientata alla convenienza. Castelvetrano, il Belice hanno bisogno di altro. Serve gente che lavora ogni giorno, mettendoci la faccia; contro la mafia, la mafiosità , l’arroganza in genere e la soverchieria di colletti bianchi e burocratici.

Castelvetrano ha bisogno di ripartire, nella legalità nella fiducia verso la gente perbene e che soprattutto non vive il territorio solo per sfruttare il momento, con il mero obiettivo del facile carrierismo. Ci vuole altro per un pieno riscatto di tutti coloro che vogliono dire BASTA! Alla mafia e a tutti ai suoi addentellati. Ci vuole la presenza delle forze dell’Ordine , dei magistrati che conoscono il territorio e sanno chi fa il furbo e chi no. Ci vuole l’aiuto di tutti coloro non pensano a se stessi ma alla vera crescita di questa parte di Sicilia.Altro non serve. Di beceri tentativi di sfruttare la disperazione di tanti castelvetranesi o di gratuiti luoghi comuni , la gente di questa città ,non ha assolutamente bisogno.

Filippo Siragusa