Il sottosegretario al Ministero dell’Economia, con delega ai giochi ed ai siti inclusi in quel famigerato elenco casino, Pier Paolo Baretta, crede fermamente nell’accordo per il riordino del gioco: ritiene che sia indispensabile ed improrogabile ed invita “chi è interessato” a trovare una soluzione che abbia questo importante obbiettivo. Il fenomeno del gioco rappresenta, per tutti e non solo per Baretta, una “questione sociale” che in alcuni territori e per alcune fasce sociali assume veramente la dimensione di emergenza. Considerato, di conseguenza, che questa “questione sociale” è un punto condiviso dai più, secondo il sottosegretario ci si dovrebbe “lavorare sopra”: più sui punti che uniscono ovviamente, che su quelli che dividono.

Per questo motivo importantissimo (la questione sociale), l’esigenza di una ristrutturazione del gioco è assolutamente matura ed assume l’ottica di un segnale per arrivare verso la soluzione di una situazione particolare, un fenomeno di “massa”. E questo percorso va intrapreso con una certa celerità prima che il gioco patologico si estenda in modo maggiore e che si faccia poi fatica a seguirlo, studiarlo, prevenirlo: gli strumenti dovrebbero esserci visto che il Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha organizzato un convegno che di questo esattamente parla: “Gioco d’azzardo patologico, dalla neurobiologia sperimentale alla clinica”.

In questo particolare e mirato convegno, si studieranno le idee per la creazione di una rete nazionale ed istituzionale di ricerca sul gioco problematico e per l’attivazione e la promozione di studi sul gioco d’azzardo nell’ambito delle neuroscienze, delle scienze del comportamento e sociali. Bisogna ricordare, come è stato fatto negli ultimi mesi con costanza, che il gioco ha preso una “brutta strada”, una strada che risulta negativa per la società e per questo il tema della salute pubblica va acquisito come uno dei cardini intorno al quale il Governo si deve assolutamente muovere con una certa urgenza. Questa “brutta strada” non va sottovalutata come non va dimenticata la lotta alla criminalità che il gioco lecito combatte in prima persona, essendone il “baluardo”: senza dimenticare, in aggiunta, anche l’aspetto erariale di cui bisogna assolutamente tenere conto.

Ciò che è indubbio è che il gioco andrebbe riportato entro “i suoi binari” nella normalità senza eccessi e, soprattutto, nel divertimento: per questo non si può pensare al “liberismo” in senso lato, come neppure al proibizionismo, ma bisognerebbe trovare un equilibrio che nasce da un percorso storico che l’italico Paese ha alle spalle ed un cambiamento culturale che si affaccia e che bisogna gioco-forza affrontare se non si vuole assistere ad un degrado che si imputa poi esclusivamente al mondo del gioco.

Nel frattempo, con la riduzione dell’offerta di gioco alquanto “impegnativa”, verranno a mancare “le occasioni per giocare” e questa sarà un’operazione, criticata o meno, che cambierà naturalmente la fisionomia dell’offerta. Ovviamente, tutto questo comporta il dibattito sulle distanze in un’ottica però diversa rispetto a quella “tradizionale”: bisognerà ancora discutere poiché si ha paura che i 500 metri potrebbero portare ad una concentrazione del gioco nelle periferie, mentre dovrebbe esistere una “distribuzione ragionata del gioco”. Poi bisogna affrontare un’altra operazione che è quella di prevenire e controllare il fenomeno del gioco senza dubbio qualificando l’offerta. Le macchine che resteranno in circolazione saranno cambiate con un passaggio alle Awp da remoto, con la tessera sanitaria per potervi accedere.

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