[di Enzo Pacino] Ad un anno e mezzo dalla scomparsa del prof. Francesco Giancontieri, ceramista, artigiano e scultore, desideravo tracciarne un personale ricordo, avendo avuto modo di conoscerlo e frequentalo, di tanto in tanto, dalla metà degli anni 90 fino agli ultimi mesi della sua vita.

Per i tanti che lo hanno apprezzato in vita e presentarlo, soprattutto, a quelli che non lo hanno direttamente conosciuto, ma ne hanno sentito parlare oppure si sono trovati fra le mani una sua creazione, un suo fischietto, un vaso, una terracotta, un oggetto della sua notevole e molteplice produzione.

Ritornato ad abitare a Castelvetrano, feci la conoscenza del professore, come io amabilmente lo chiamavo, ed iniziai a frequentare il suo laboratorio di Triscina, portandovi le mie sculture in argilla per la cottura, invece, di portarle a Sciacca o a Palermo, come avevo fatto per alcuni anni.

nella foto: il Prof. Giancontieri all’opera nel laboratorio di ceramica dell’ I.T.C. “G.B. FERRIGNO” di Castelvetrano – 2014

Da subito mi mostrò tutta la sua disponibilità e capii la sua grande competenza, mi svelò altri segreti di una materia, quale la creta, che egli imparò a conoscere fin da bambino nella bottega del padre, “stazzunaru” a Castelvetrano, come descriverà poi nel suo libro LA CRITA.

“Stazzunari” erano stati i suoi avi fin dal 1500. Aveva svolto per anni il lavoro di insegnante al Nord, dove ha vissuto con la famiglia e poi a Palermo, fino alla pensione. Negli anni dell’insegnamento aveva comunque maneggiato e modellato l’argilla per realizzare sculture, busti, bassorilievi, alcuni realizzati in bronzo. Nelle scuole dove era impiegato ha coinvolto e trasmesso la sua passione ai ragazzi attraverso i tanti laboratori proposti e gestiti; alcuni con le finalità di salvare i cosiddetti -ragazzi difficili- dall’abbandono scolastico.

Raggiunta la pensione si trasferisce stabilmente a Castelvetrano, nella sua casa-laboratorio di Triscina, dove produce ceramica, terracotta in genere, caratterizzandoli con disegni originali, frutto del suo ingegno, realizzati spesso con l’antica tecnica dell’ingobbio. Firma con il nome –gianco- tutti i suoi prodotti e Gianco sarà il nome dell’attività artigianale, che successivamente fonda e apre, con il supporto del figlio minore Giuseppe, nella nascente area artigianale di Castelvetrano.

Abilissimo al tornio come pochi, riusciva ad incantare e ad incantarmi dando forma a vasi, anche di notevoli dimensioni. La sua scultura, non fa parte di avanguardie e non è frutto di elaborazioni moderne, è semplicemente espressione del bello nello stile dell’arte classica. Abilissimo nella realizzazione di tutti quei manufatti intrisi di antico, vasi selinuntini, vasi della tradizione siciliana e poi fischietti, cui dava le forme più diverse, ecc..

Dopo la chiusura dell’attività, per ragioni legati all’età, alla crisi economica del territorio e al trasferimento del figlio al nord, si ritira nella sua casa-laboratorio di Triscina, sempre intento fino all’ultimo, ultraottantenne, a produrre raffinati oggetti in argilla, non disdegnando, per sgranchirsi, di occuparsi del suo variegato giardino.

Enzo Pacino