[di Alessandro Teri, GdS] Gli scogli di Selinunte, le campagne castelvetranesi, quali erano una volta. Cinquanta, cento, duemila anni fa. Vedute, paesaggi che ancora adesso sanno di mitologia, soprattutto se a ritrarli sono pennelli ispirati dalla storia che sta dietro, o sotto, ogni pietra. E se una vera e propria scuola che riprese gli insegnamenti di Gennaro Pardo, il più selinuntino dei pittori, non fiorì, è comunque possibile rintracciare la poetica del maestro nei tratti di alcuni suoi postumi discepoli, come nel caso di Giuseppe Garifo.

Sarto di professione, adesso in pensione, gran parte dei suoi ottantant’anni Giuseppe Garifo li ha passati a cucire e scucire con passione in quella che nello stesso tempo è stata una bottega ed un atelier, in pieno centro storico castelvetranese, a due passi dalla piazza principale. Sì, perché tra macchine da cucire, stoffe, cartamodelli, manichini, sulle pareti delle due stanze colme di operosità, hanno sempre trovato posto i quadri dipinti da Garifo fin da quando era ragazzo, e già allora divideva la passione del disegno tra la moda e la pittura.

E farsi raccontare la storia di una vita, la sua, è un viaggio all’indietro che dal bianco e nero vira al colore: «Sono un autodidatta al cento per cento – esordisce – E fin da bambino mi piaceva andare al cinema, passandovi pomeriggi interi, esercitando la mia memoria visiva. Usavo ogni superficie, anche a terra col carboncino, per riprodurre i tratti di persone che poi si riconoscevano perfettamente nei miei schizzi. Poi entrai in bottega dal sarto Chirafisi, ma sino a 18 anni non vidi un soldo – continua – Però quando ricevetti le prime 20 lire, subito andai a comprare un foglio di carta sul quale disegnare. Quando invece andai a lavorare in un’altra sartoria, la prima paga la spesi per acquistare dei colori – racconta ancora – Da allora non mi sono più fermato dal dipingere».

Frequentata una scuola di specializzazione a Milano, scontando pure l’ostilità nei confronti dei meridionali che in pieni anni Sessanta era più che viva, Garifo torna nella sua Castelvetrano, dove l’ispirazione è sempre fervida. «Soprattutto mi piacciono le marine», dice convintamente, esprimendo la sua preferenza nel riprodurre fedelmente i tratti di costa selinuntina meno convenzionali, quelli che vanno verso la riserva naturale della Pineta, dove era solito appostarsi per ore, pur di coglierne ogni fuggevole sfumatura da riportare su tela.

Quelle stesse vedute che a Garifo capita di condividere, cogliendo gli inviti a mostrare la sua arte in pubblico. Momenti rari, durante i quali occhi esperti riescono a cogliere una mano ben consapevole. Tanto che di recente ad esempio il neo assessore castelvetranese alla Cultura, Chiara Modica Donà dalle Rose, è rimasta talmente impressionata dalla sue opere, da chiedergli assieme al sindaco Enzo Afano di esporne alcune nel corso di una mostra sul Pardo che l’amministrazione ha in programma di allestire in futuro al Collegio dei Minimi.

Un riconoscimento alla dedizione, senza compromessi, che Garifo ha riservato all’arte per l’arte, nella sua essenza più nuda. Non a caso chi, rapito dalle sue viste, vorrebbe acquistarle, può anche sentirsi rispodere «no grazie, io poi col quadro come potrei più parlarci?».

di Alessandro Teri
per Giornale di Sicilia