“Così non va bene, devo pagare troppe commissioni. E non sono il solo…” Inizia così la protesta del titolare di una delle stazioni di servizi di Castelvetrano. L’iniziativa del Cashback se da una parte è una opportunità per il consumatore, diventa un potenziale boomerang per l’esercente, soprattutto per alcuni titolari di stazione di servizio, che ultimamente hanno dovuto fare i conti con un nuovo tipo di cliente, il cosiddetto “pendolare dello scontrino”, colui cioè che fa una scorta di ricevute fiscali di importi irrisori pur di incrementare le transazioni per avere i rimborsi statali (ne servono 50 in sei mesi per avere fino a 150 euro).

Tutto infatti succede quando le luci si abbassano, dopo le 19, quando cioè il distributore entra in modalità self: c’è chi arriva, infila la carta elettronica, estrae la pistola dell’erogatore, ‘spara’ una goccia di benzina nel serbatoio, ripone la pistola e riparte da capo. Così per almeno venti volte in un solo pit stop, con copione ripetuto anche nei giorni a seguire fino a totalizzare decine e decine di scontrini. Lo raccontano bene i filmati della videosorveglianza dove si vede il continuo estrarre e ritrarre la pistola dall’erogatore (ne hanno parlato anche a Le Iene, video in calce)

L’obiettivo di chi adotta questa “strategia” è semplice: scalare la classifica del cashback, quel sistema che consente di ricevere un rimborso pari al 10% della spesa pagata con moneta elettronica, in modo da avere più possibilità di ottenere il cosiddetto “super cashback”, rimborso speciale fino a 1.500 euro in un anno che spetta ai primi 100 mila che abbiano effettuato il maggior numero di pagamenti con carte, bancomat e app dedicate. Un accumulo che non tiene conto degli importi minimi di ogni singolo scontrino o transazione e che quindi consente anche a questi “pendolari della stazione di servizio” di partecipare senza che ci sia nulla da obiettare. Almeno formalmente.

Il trucco dei micro-rifornimenti di benzina è ormai diventato una “moda”, tanto che in alcune circostanze i benzinai di tutta Italia, cosi come a Castelvetrano, lanciano appelli affinché i clienti smettano di rifornirsi erogando pochi centesimi di carburante. Non solo un inganno rispetto al sistema Cashback (mirando naturalmente a rientrare fra i 100 mila fortunati che beneficeranno del maxi-rimborso da 1.500 euro) ma anche, alla lunga, un danno per le pompe di benzina. E nemmeno di poca entità, visto che si tratta non solo di uno spreco di carburante ma anche di carta da scontrino.

Un leitmotiv che va avanti ormai da qualche tempo, soprattutto dall’introduzione della versione standard del Cashback. Un trucco a tutti gli effetti, che sfrutta un buco normativo e non viola alcuna regola nella corsa al maxi-rimborso. Allo stesso tempo, però, eseguire transazioni minime e in modo esasperatamente ripetuto rappresenta un grosso problema per gli esercenti.

Un altro problema, nemmeno di poco conto, è che il ritmo assunto da alcuni partecipanti al Cashback, renderà necessarie, alla fine del concorso, almeno 500 transazioni per riuscire a entrare fra i magnifici centomila. E’ vero che la prospettiva di intascare 1.500 euro fa gola a chiunque ma è anche vero che in questo modo si rischia di sminuire una pratica che ha già fatto abbondantemente discutere. Con la prospettiva concreta di delegittimarla del tutto. Almeno sul piano della credibilità.