«È da domenica sera che cerco di interpretare il significato di congiunto ma non lo trovo…». Inizia così la lettera che è arrivata alla redazione di CastelvetranoSelinunte.it da parte di Giuseppe, un ragazzo castelvetranese di 25 anni. «Sono un ragazzo che da 53 giorni vive come tutti il disagio della clausura. Ho preso sin da subito e con serietà l’obbligo di rimanere in casa e nel mio piccolo ho cercato di convincere i miei parenti dando prova di esempio visto che nei primi tempi non si dimostravano molto comprensivi del pericolo. Domenica sera ero con gli occhi puntati sullo schermo in attesa di conoscere la “data della mia libertà” e in cuor mio, tra i mille desideri ve ne era uno in particolare che almeno per il momento, devo ancora posticipare: vedere la mia fidanzata e riabbracciarla.»

Secondo le disposizioni iniziali del Governo, che verranno attuate dal 4 maggio in poi, sembrava che fossero concessi soltanto gli spostamenti per far visita a congiunti, ovvero i parenti intesi nonni o genitori, ma in questa categoria non rientravano i fidanzati o le fidanzate. Nella giornata di ieri, dopo le accese polemiche, è arrivato il chiarimento di Palazzo Chigi dove si evince che sarà consentito far visita anche agli “affetti stabili” e quindi anche i\le fidanzati\e.

«Io non dico che non sia giusto essere ancora cauti e prestare attenzione a possibili nuovi contagi che potrebbero far tornare la bestia nera del virus, ma quali rischi in più ci sarebbero nell’incontrare ed abbracciare la mia fidanzata che non vedo da 53 giorni rispetto a fare la spesa in un supermercato che è sicuramente un luogo molto più soggetto? Proprio non lo capisco», scrive Giuseppe.

La decisione del Governo, infatti, nonostante il chiarimento successivo impone comunque il rispetto della distanza minima di sicurezza e l’uso di mascherina se si vuole far visita ai parenti o agli “affetti stabili”.

«Sto insieme alla mia ragazza da quasi 9 anni, qui non si tratta di fare i viziati, di chiedere privilegi o di cercare sotterfugi. Da studente non lavoratore quale sono non sono mai uscito in questi giorni di lockdown nemmeno per andare a fare la spesa quindi non mi viene facile da digerire la condizione imposta della distanza sociale con la persona che amo. Perché vengono concesse queste “semi-libertà”? Che senso ha vedersi per non abbracciarsi dopo tutta questa sofferenza? Vedersi e stare lontani è peggio di non vedersi. Quello che chiedo, a nome di tutti gli innamorati che vivono questo disagio, è una maggiore comprensione. La situazione del coronavirus ci ha già devastati abbastanza dall’interno e vivere nell’oblio dei pensieri negativi non è semplice. Ci vuole cautela, questo è sicuro, ma l’amore non può essere ritenuto quasi come un crimine. Infine, la cosa più brutta è il non sapere con certezza quanto questa situazione dovrà ancora durare e, in questo modo, non posso nemmeno fare il conto alla rovescia.»