A chiederselo non sono stati solamente i curiosi del web (subito pronti a commenti e critiche) ma anche quei cittadini (pochi, in effetti) che partecipano con senso civico alla celebrazione del 2 giugno: perché quest’anno a Castelvetrano si è scelto il Parco delle rimembranze? Presto detto. Non è stata di certo una casualità ma una scelta ragionata. A pensarla è stata l’Ufficio del cerimoniale del Comune – la cui responsabile è Serafina Di Rosa – di concerto con il sindaco Enzo Alfano.

Il Parco delle rimembranze non è una villa qualunque. Non tutti sanno a Castelvetrano che quell’oasi verde è nata come un luogo di memoria. È la storia che lo racconta. Basta fare un salto indietro di 90 anni. Siamo nel 1930: il podestà Riccardo Tondi fa erigere il monumento dei caduti castelvetranesi della Grande Guerra 1915/1918 (quello di piazza Matteotti). Il progetto è del fiorentino Raffaele Brizzi, la statua alata è opera dello scultore Pasquale Scandurra da Caltagirone.

Due anni dopo – siamo nel 1932 – a ricordo dei caduti castelvetranesi, nasce il Parco delle rimembranze, con la messa a dimora di un albero per ogni soldato caduto in guerra, con la targhetta appesa col nome e cognome della vittima.

Ma c’è di più. Quest’anno ricorre il centenario della Madonna di Loreto e le Frecce tricolore dopo Codogno hanno sorvolato anche il piccolo paese in provincia di Ancona, luogo visitato da Papa Francesco. «Il Calvario all’interno del Parco delle rimembranze è il luogo simbolo religioso, ecco perché la scelta del sindaco di deporre la corona di alloro», spiega Serafina Di Rosa.

Ecco spiegato perché quest’anno si è scelto di iniziare la celebrazione del 2 giugno proprio dal Parco. Quegli alberi e quel monumento sono luoghi di memoria che pretendono rispetto. Onorarli – il 2 giugno ma anche ogni giorno – significa ricordare i caduti castelvetranesi nel Primo Conflitto mondiale. Significa non perdere la memoria. Significa essere cittadini di questa Repubblica.