Come cittadina vorrei esprimere un sentimento che, confrontandomi nei vari contesti in cui opero anche con altri, so essere un sentimento condiviso. Il sentimento è quello dell’indignazione rispetto al clima politico che si respira in questa fase della storia della nostra città. Il ruolo dell’opposizione, di vitale importanza in ogni vera democrazia, dovrebbe essere quello di vigilare, sollecitare, proporre, portare congiuntamente avanti obiettivi comuni attraverso una dialettica sana e costruttiva. Ma nel nostro contesto l’atteggiamento dell’opposizione sembra, invece, caratterizzato da una costante demonizzazione dell’avversario e da un sistematico attacco a priori ad iniziative e proposte che palesemente andrebbero a favore della città.

Ad esempio, che senso ha votare contro la delibera che dovrebbe consentire a privati di affittare o acquisire immobili da tempo inutilizzati e in stato di abbandono? Recuperarli e valorizzarli non dovrebbe essere un obiettivo comune da portare avanti per evitare che si degradino ulteriormente e un passaggio indispensabile per rivitalizzare il nostro centro storico? O ancora: rispetto al regolamento che istituisce le guardie ambientali, necessarie per cercare di arginare quell’inciviltà che ancora devasta il nostro Paese, perché votare contro? In questo caso l’opposizione aveva avanzato proposte o correttivi o emendamenti rimasti inascoltati?

Un’opposizione costruttiva dovrebbe, a mio avviso, anche laddove si ravvisano vizi di forma nei regolamenti, operare all’interno delle Commissioni, avanzando suggerimenti e correzioni per poterli poi votare in Consiglio comunale. Fare opposizione non significa dire “no” a qualsiasi progetto che potrebbe dare ossigeno alla nostra martoriata città, perché prigionieri di desolanti logiche di potere. Dalle tante prese di posizione incomprensibili, sembra proprio che il fine che si persegue non sia proprio il bene comune, ma portare avanti il gioco vecchio quanto il mondo che consiste nel determinare la paralisi amministrativa per dimostrare che chi ci governa non è in grado di farlo.

Se il contrasto è continuo e sistematico, la conseguenza non può che essere il blocco di ogni iniziativa Ma la nostra città, per l’urgenza e l’emergenza che vive avrebbe, invece, assoluto bisogno di una politica che metta in primo piano il senso di responsabilità e l’interesse comune. Al di là del proprio colore politico, andrebbe riconosciuto alle forze che ci governano che l’essersi assunti l’onere di amministrare una città nelle condizioni in cui è la nostra, vada considerato e riconosciuto come un grande atto di coraggio!

E risultanti importanti ci sono già: in primis l’avere finalmente conquistato una “normalità” che nel nostro caso significa avere un sindaco e degli amministratori dopo un tristissimo e buio periodo di commissariamento; e, in ultimo l’approvazione del bilancio stabilmente riequilibrato da parte della commissione del Ministero degli Interni è un atto importante, un passo avanti verso l’uscita dal dissesto finanziario che pesantemente ancora ci penalizza.

Ritengo che noi cittadini, o almeno quella parte di cittadini che tengono alle sorti di questa città e che sperano in una sua rinascita, dovrebbe essere più attenta e presente: una cittadinanza attiva capace di far sentire la propria voce servirebbe a vigilare e anche a smascherare (da qualsiasi parte vengano) tutti i tentativi volti a continuare a paralizzare una città già da troppo tempo in ginocchio che rischia ancora una volta di perdere l’occasione di valorizzare e trasformare in ricchezza quello straordinario patrimonio artistico, naturalistico, archeologico che, in una congiuntura veramente rara, abbiamo la fortuna di possedere.

Il dramma della pandemia che stiamo ancora vivendo ci ha messo bruscamente a confronto con la malattia, con la morte, con la precarietà della nostra esistenza, ma questo dramma ha attivato e fatto emergere, nella fase in cui eravamo confinati nelle nostre case, una capacità di percepire quali sono le cose veramente importanti della vita, una solidarietà, una condivisione collettiva del dolore, un senso di appartenenza alla comunità, un noi. Credo che dovremmo ripartire proprio da questi nuovi valori che sembravano irrimediabilmente perduti per trasformare questa crisi in una opportunità di cambiamento personale e collettivo, in una occasione di svolta.

Graziella Zizzo

Sognando un mondo migliore
Un mondo in cui i protagonisti/dispongono di potere sufficiente/per bloccare le iniziative di tutti gli altri/ma nessuno ha il potere di imporre/la propria linea di azione/è un mondo in cui nessuna decisione può essere presa/o vengono prese troppo tardi/o sono rese meno incisivefino a risultare inefficaci. (“La fine del potere” di Moises Naim).