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Fabrizio Ferracane – Isabella Ferrari

Sarà premiato all’Efebo d’oro il prossimo 5 dicembre per la sua interpretazione in “Anime nere”, l’intensissimo film sulla ‘ndrangheta di Francesco Munzi (cui va la statuetta d’oro), Fabrizio Ferracane prepara nella sua Castelvetrano il ritorno a teatro. Con l’inseparabile Rino Marino (psichiatra-autore, attore, regista, compagno di scena di Carlo Cecchi) sta provando “Orapronobis” in scena il 27 e 28 novembre a Lamezia Terme e Cosenza, e “La malafesta” (Castelvetrano, 12 e 13 dicembre), ancora due testi di Marino sul disagio psichico.

Raccontiamo personaggi border-line – spiega – matti con grandissimo cuore, si ride, ma poi arriva la pugnalata pesante”. Il debutto il 28 novembre a Castelvetrano, poi repliche in Calabria in attesa di scalare la penisola. Ma dopo il successo di “Anime nere” e i molti elogi ricevuti per il suo ruolo del maggiore dei tre fratelli di Africo, che tenta di sottrarsi con durezza e dignità alla stretta mafiosa, per Ferracane si avvicina anche il ritorno sul set.

“Sarò il protagonista in “Uno per tutti” di Mimmo Calopresti tratto dal romanzo omonimo di Gaetano Savatteri, con Isabella Ferrari, Thomas Trabacchi, Giorgio Panariello in versione drammatica. Un ruolo del tutto diverso da quello di “Anime nere”. Sarò un imprenditore ricco, con villona, piscina, bella moglie, un figlio che dà molti problemi e fa grosse cazzate e un passato che torna a premere sul presente. Gireremo a Trieste a partire dal 12 gennaio. A metà febbraio di nuovo teatro in “’92 Falcone e Borsellino vent’anni dopo” di Claudio Fava con Filippo Dimi e Max Mazzotta per la regia di Marcello Cotugno”.

Nel frattempo arriva la Targa dell’Efebo.
“Finalmente un premio in Sicilia, nella mia terra, un riconoscimento a un figlio di Sicilia, dopo anni e anni di attesa e di lavoro a Roma. Un premio che divido con i miei genitori, con la sofferenza dei primi tempi nella Capitale quando non sapevo dove andare”.

Cosa le ha dato “Anime nere”?
“La maggiore consapevolezza che per fare questo mestiere bisogna lavorare duro, sodo. Bisogna studiare, fare l’attore sul serio richiede tanto impegno, partecipazione, tante ore di studio dell’ambiente. Questo film ha segnato un forte momento di crescita ma senza entrare nel personaggio, nell’ambiente e nella mentalità di Africo non sarebbe stato possibile”.

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Fabrizio Ferracane in “Anime Nere”

Luciano è anche un personaggio molto diverso da lei. Cosa ha comportato questo?
“Farmi crescere cinque centimetri di barba per invecchiarmi di oltre quindici anni (io ne ho 39), vivere ad Africo un mese con Munzi per osservare bene luoghi e persone. Per riuscirci mi sono ispirato anche a uno zio che non c’è più, un uomo che sbuffava sempre, interiorizzava tutto, un po’ come il dolore muto di Luciano, nei suoi silenzi infastiditi, ma con gli occhi che scrutano, stanno sempre allerta”.

Quanto conta il dialetto nel teatro e nel cinema?
“Con Rino Marino spesso lavoriamo in dialetto, un siciliano arcaico, pieno, di rara bellezza, i dialetti hanno una forza diversamente proponibile e restituiscono il senso dell’identità, una verità partecipativa. E mi piace questo cinema di sangue e carne, dei pensieri che s’intorcinano in testa come tra i capelli”.

Giovannella Brancato e Sergio Buonadonna
Ufficio Stampa – Premio Internazionale EFEBO D’ORO