Sentivamo che ogni azione era un momento forte, pieno. Anime nere è stato un set importante. Quando sono stato candidato ai David come miglior attore protagonista per me già essere lì era una cosa enorme”.

Tradisce ancora molta emozione l’attore Fabrizio Ferracane – ospite a Cosenza della settima giornata del festival La Primavera del Cinema Italiano – quando ripercorre la sua esperienza sul set di Anime nere di Francesco Munzi, protagonista (nei panni di Luciano) assieme a Marco Leonardi e Peppino Mazzotta, di una storia epica: ”Non è un film sulla criminalità organizzata lo definirei più una storia di famiglia, un racconto che affonda le sue radici in una tragedia greca”.

Premiato con il riconoscimento speciale Backstage, Ferracane racconta che “Anime nere ha avuto una lunga gestazione, è stata una produzione complessa. Munzi è un regista attento ai dettagli, un perfezionista. All’epoca del film ho vissuto per quattro mesi tra Africo e Bianco; nei primi due mesi sono stato a contatto con gli abitanti, con la natura e già vivere quei posti mi donava qualcosa in più nel mio personaggio che era silenzioso, che aveva un mondo in conflitto nella sua testa. Abbiamo raccontato una Calabria inedita, una ‘ndrangheta che il grande pubblico ha sempre sotteso, una società delinquenziale che vive nel lusso milanese ma sgozza bestie in montagna, ma è anche la storia della banalità del male derivante da uno sgarbo finito male”.

Ad interagire con l’attore, la platea del cinema San Nicola di Cosenza, che ha rivolto domande sulla genesi del film e sul messaggio dell’opera. “Luciano è un personaggio che ho amato tantissimo, fatto di silenzi e di sguardi disperati. Ha deciso di ritirarsi in montagna, di badare alle sue capre e di non voler più avere a che fare con la violenza – afferma Ferracane – Ci sono stati momenti in cui mi sono emozionato tantissimo, ad esempio quando Luciano arriva davanti al corpo del figlio ucciso, una scena indimenticabile”.

fonte. news.cinecitta.com