Le vicende dei lavoratori del Gruppo 6 Gdo di Castelverano sono note per aver visto coinvolte decine di famiglie ridotte sul lastrico dopo la confisca del Gruppo.

Nonostante il continuo sconforto alimentato da promesse mantenute e non, ma la convinzione che qualcosa stesse cambiando, le loro proteste non hanno mai smesso di andare avanti e per alcuni di loro qualcosa sembrava davvero stesse cambiando.

Per alcuni infatti, assunti dalla ditta Esse Emme Srl, società che ha rilevato la rete vendita del gruppo 6 Gdo, si accendeva una piccola luce nello sconforto di una disoccupazione che non trovava rimedio.

Tra questi Felice Vivona, giovane castelvetranese assunto con contratto a tempo indeterminato e full time, quale “addetto alla salumeria”. Per un ragazzo di 30 anni avere un lavoro significa pensare al proprio futuro, sperare e guardarsi allo specchio, sapendo di non dover perdere mai la dignità, ma non sempre ciò che appare solutorio è il risultato di una reale realtà.

“Alla prima vittoria di Gaspare Pompei se ne aggiunge una seconda, quella di Felice Vivona licenziato ingiustamente e oggi reintegrato – dice il segretario provinciale della Filcams Cgil Anselmo Gandolfo

Questa sentenza rappresenta una grande vittoria per il lavoratore e per il sindacato. Si tratta di un importante risultato che riconosce un fondamentale diritto sancito dalla legge, ovvero quello di poter esercitare democraticamente e liberamente l’attività sindacale da parte dei lavoratori”.

Vivona infatti veniva licenziato dalla Esse Emme Srl dopo solo due mesi dall’assunzione, per un’assenza che l’azienda aveva dichiarato essere “ingiustificata”. Mercoledì  il Tribunale di Marsala al termine dell’udienza, ha annullato il licenziamento intimato dalla ESSE EMME, accogliendo integralmente il ricorso presentato dall’Avvocato Mario Marino del foro di Marsala per il proprio ricorrente. La ESSE EMME è stata inoltre condannata alla reintegrazione di Vivona nel posto di lavoro ed al pagamento di un’indennità risarcitoria per il disagio arrecato oltre alle spese legali.

Si chiude quindi con una vittoria processuale, una vicenda triste, la fine di un calvario: ogni uomo, infatti, ha diritto ad un lavoro, perché da esso ne deriva la serenità, una serenità che nonostante fatta spesso di sacrifici,  appaga e gratifica gli sforzi fatti.