Anche per il campobellese Marco Manzo, 55 anni, il Tribunale del Riesame di Palermo ha disposto la scarcerazione. A richiederla era stato il suo legale, l’avvocato Paolo Paladino. Manzo, pregiudicato, venne arrestato lo scorso giugno nell’ambito dell’operazione antimafia “Ermes 3”, ed è accusato di associazione mafiosa e tentata estorsione, accuse per le quali – secondo il Tribunale del Riesame – gli indizi di colpevolezza non sono sufficienti per continuare la misura cautelare in carcere.

Per l’accusa Manzo avrebbe avuto un ruolo nel favorire l’esercizio della posizione di comando dell’ex boss Vito Gondola: avrebbe partecipato a riunioni e incontri con altri membri dell’organizzazione, avrebbe favorito lo scambio di informazioni, anche operative, con membri e vertici delle famiglie mafiose della provincia di Trapani e di altre province. Ma Manzo si sarebbe imposto nel territorio quale imprenditore del settore di carburanti «in posizione dominante in forza dalla sua appartenenza a Cosa nostra», scrivono gli investigatori. Una delle accuse che gli vengono mosse è quella, infatti, che avrebbe costretto, con l’intimidazione mafiosa, un dipendente di una società per la vendita di carburanti di Campobello di Mazara a rassegnare le dimissioni, rinunciando al pagamento degli stipendi arretrati e alle altre spettanze economiche derivanti dal suo rapporto di lavoro.

Manzo è stato già condannato per aver favorito la latitanza del boss Vincenzo Sinacori e successivamente per il danneggiamento aggravato ai danni dell’abitazione estiva dell’allora consigliere comunale a Castelvetrano, Pasquale Calamia. Qualche giorno fa era stato scarcerato anche Giuseppe Calcagno, 46 anni, anche lui di Campobello.