[di Enzo Napoli] La Sicilia nel corso dei secoli è stata più volte colpita da varie epidemie che hanno stroncato migliaia di vite umane. Ovviamente anche Castelvetrano è stata interessata a questi fatti tragici ma sono stati quasi completamente dimenticati o cancellati dalla memoria collettiva. Noi qui vorremmo ricordarne alcuni documentando con immagini luoghi o personaggi castelvetranesi che hanno avuto una certa relazione con questi eventi.

Nel 409 a. C. Selinunte fu distrutta dai Cartaginesi; questi un paio di anni dopo assediarono Agrigento, ma furono decimati da una epidemia di peste, perché avevano profanato una necropoli. Perì anche Annibale loro comandante (da non confondere con l’Annibale che lottò contro Roma).
Nel 1575 protagonista principale alla lotta contro la peste di Palermo è stato il Presidente del Regno, principe di Castelvetrano Carlo Tagliavia Aragona, il quale dando l’incarico al protomedico Gian Filippo Ingrassia riuscirono a debellarla; Palermo con una popolazione di 120.000 abitanti ebbe 3000 morti, Venezia 60.000. Nella fig. 1 vediamo l’Ingrassia, assieme a Don Carlo, che donano (allegoricamente) al Re Filippo II°, una copia del libro “Informatione del pestifero et contagioso morbo” ° scritto dallo stesso medico. Sembra che Castelvetrano, in quell’occasione, rimase immune.

Tra il 1624 ed il 1626 la città fu scossa dalla più grave epidemia della sua storia. La cronaca degli eventi è abbondantemente trattata dal libro di G.B. Ferrigno ne “La peste a Castelvetrano” e dal recente libro “LA CITTA’ PALMOSA”. Noi qui evidenziamo (fig. 2) i luoghi della città che sono stati interessati dal brutto evento, cioè dove e come sono stati distribuiti i locali ed i luoghi interessati all’emergenza sanitaria.

Di fronte il convento di San Francesco Di Paola, nelle case di Vincenzo Denaro e Leonardo Lombardo, è stata approntata l’infermeria (1); alle spalle di essa, tra la via Lazzaretto (questo è il motivo per il quale la strada porta quel nome) e la via Quintino Sella, il lazzaretto per i contagiati (2); oltre la chiesa ed il Monastero dell’Annunziata, zona chiamata del Casale Bianco (3) e che al tempo del Ferrigno era da molto tempo disabitata, venivano portati i sospetti; il convento (sito a destra inizio via SS. Trinità, non più esistente) di Nostra Signora dei Miracoli (4) ospitava i sospetti o le persone in quarantena; le case della SS. Trinità (5) furono adibite a lavanderia; nell’attuale p.zza Benedetto Croce, ove inopportunamente vi fu costruita la scuola, vi fu creato il cimitero (6). Del tragico evento in Castelvetrano abbiamo una raffigurazione (fig. 3) nella parte bassa della pala d’altare, eseguita da P. Novelli probabilmente nel 1633 e poi ridipinta nel 1789 da fra Felice da Sambuca, con l’Immacolata e santi, della chiesa dei Padri Cappuccini.

Infine, dato che è stato attribuito a Santa Rosolia l’intervento fondamentale per la cessazione della peste a Palermo ed in altre città, i castelvetranesi per devozione in quegli anni fecero eseguire una statua, in grandezza naturale, con la Santa dormiente (fig. 4) che si trova nella cappella dei Gentiluomi della chiesa Madre. Altra statua di media grandezza si trova nei depositi di San Francesco di Paola.

Nel 1837 una epidemia di Colera colpì gravemente la città. Essa cesso grazie all’intercessione di San Giovanni. La scena è raffigurata in un affresco, eseguito dopo il 1838 dal pittore termitano Francesco Ciresi, della volta del transetto destro della chiesa di San Giovanni (5). “Il Santo, accogliendo le istanze del popolo, si rivolge a Cristo invitandolo a deporre l’ira ed ad avere pietà per i suoi protetti. Così in alto il Redentore, tra le figure della Temperanza e della Giustizia, accetta le preghiere di San Giovanni e affranca la città dal morbo, deponendo la spada dell’Ira. In basso l’angelo segna la scritta: Pro populo deprecatus est et plaga cessavit, ricordando l’episodio parallelo di Aronne (fratello di Mosè), che per il popolo pregò ed il flagello cessò. Nello squarcio delle nuvole San Giovanni mostra al Redentore la chiesa che i castelvetranesi avevano eretto in suo onore.

Che riguarda lo stesso evento del 1837 presentiamo una pianta inedita (fig. 6), rintracciata dallo scrivente, che evidenzia i 12 posti di blocco istituiti nel confine orientale del territorio di Castelvetrano (luogo il corso del Belice) per bloccare gli spostamenti ed i contatti con le città vicine.

In seguito si sono verificate diverse altre epidemie, di cui non dispongo di immagini da associare. Tra leultime epidemie dei tempi recenti ricordiamo l’Asiatica del 1957 di cui sono stato contagiato anch’io (avevo 10 anni), ma che fortunatamente sono riuscito a superare e che oggi ho potuto raccontare brevemente queste notizie.

ENZO NAPOLI