Ci sono delle circostanze che portano ad effetti collaterali. La situazione che stiamo vivendo, costretti a casa in famiglia, ricorda episodi della storia recente che, sebbene non esattamente paragonabili, possono darci un’idea di ciò che potrebbe accadere.

Ci riferiamo per esempio al caso dell’agosto 1966 quando, nove mesi dopo una fatidica notte di blackout a New York, avvenne un’ondata di nascite prodotte da coppie chiuse in casa a oltranza. Resta celebre il titolo di prima pagina del «New York Times» dell’epoca: «Più nascite dopo il blackout». E l’articolo racconta che “le giovani coppie newyorkesi si erano fatte ispirare dal buio della notte di confusione, frustrazione e avventura per abbracciarsi (e non solo). Una notte sola, a luci spente e fantasie accese, bastò.”

L’esperienza attuale dura da ben più di una notte e c’è già chi parla di «CoronaBaby». La stampa americana ma anche quella britannica e tedesca, ne parlano intendendo un eventuale fenomeno del genere come un modo di progettare il proprio futuro pensando alla famiglia ed all’amore per i propri figli.

In effetti i dati del 1966 furono un po’ ridimensionati. Non fu proprio un boom di nascite, qualcosa in più del normale. Un vero baby boom globale ci fu tra il 1946 e il 1964, quando, superate le tragedie della guerra ed in pieno sviluppo economico e sociale, si guardava al futuro con serenità. Oggi la situazione è diversa, ma la forzata coabitazione delle coppie, senza avere granchè da fare, potrebbe portare a effetti collaterali come un incremento delle nascite. C’è anche chi maligna che seguirà piuttosto un aumento dei divorzi, ma a noi piace pensare positivo.

Ne riparliamo a dicembre.