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Antonino Lo Sciuto

La sesta sezione penale della Corte di Cassazione di Roma, ha pronunciato lo scorso 4 giugno 2014, in favore di Antonino Lo Sciuto, castelvetranese di 44 anni, imputato nel processo EDEN per associazione mafiosa e difeso dal legale Celestino Cardinale, una sentenza di annullamento, con rinvio al Tribunale della Libertà di Palermo, per la custodia in carcere dell’accusato.

Il provvedimento della Suprema Corte di fatto, annulla l’ordinanza con la quale lo stesso Tribunale di Palermo aveva confermato lo scorso 20 gennaio 2014, la misura della custodia cautelare in carcere, per Antonio Lo Sciuto ed altri imputati coinvolti nella vicenda.

A seguito della sentenza della Cassazione, secondo il Legale di Lo Sciuto, si rimette in discussione il mantenimento della detenzione in carcere dell’imputato castelvetranese, nei cui confronti dovrà celebrarsi una nuova udienza davanti al Tribunale della Libertà di Palermo, ” con buone possibilità-secondo l’avvocato cardinale- di revoca della misura di custodia cautelare in carcere”.

Lo stesso Lo Sciuto, in ogni caso rimane ancora coinvolto nel processo Eden che ha già emesso diverse condanne. Antonino Lo Sciuto attualmente è alla sbarra ne secondo troncone del processo Eden che da poco è stato trasferito al Tribunale di Trapani.

L’imputato castelvetranese, avendo scelto il rito ordinario per farsi giudicare, si troverà a rispondere dei reati a Lui ascritti, insieme a Francesco Guttadauro e Patrizia Messina Denaro. Lo Sciuto finisce nell’inchiesta Eden per la sua collaborazione con la ditta di Giovanni Filardo, l’imprenditore castelvetranese cugino del boss Matteo Messina Denaro, arrestato a Dicembre e rimesso in libertà insieme a tutta la sua famiglia, dopo alcune settimane di detenzione.

Lo Sciuto, secondo quanto riportato dagli inquirenti, pur essendo un semplice dipendente di una società di Filardo, avrebbe fatto parte, a vario titolo, di un articolato circuito imprenditoriale utile a foraggiare Matteo Messina Denaro e i suoi familiari. Sulla vicenda Eden, i giudici palermitani hanno già emesso diverse condanne, per gli imputati che hanno patteggiato o scelto il rito abbreviato. Tra questi, anche Lorenzo Cimarosa, cognato di Giovanni Filardo e coinvolto nelle trame imprenditoriali castelvetranesi.

L’imprenditore Cimarosa, nonostante le attenuanti, è stato condannato a 5 anni e quattro mesi di reclusione. Sempre Cimarosa ha ammesso di aver dato soldi alla sorella del latitante Messina Denaro, Patrizia e ha anche parlato del sistema di spartizione dei lavori pubblici e privati nel territorio .

Adesso, i giudici del Tribunale della libertà di Palermo, dovranno rivedere la posizione di Lo Sciuto che, verosimilmente ,potrebbe ottenere la libertà vista la sentenza della Cassazione. Successivamente, Lo Sciuto, dovrà anche chiarire la sua posizione giudiziaria in dibattimento, ai giudici di Marsala.Il capo d’imputazione rimasto è quello di associazione mafiosa.