Essepiauto

Il complesso macchinario all’interno della torre campanaria fu danneggiato alla fine degli anni ‘90 da un fulmine che colpì uno dei quattro quadranti dell’orologio e da allora i parroci che si sono succeduti non hanno ritenuto opportuno provvedere alla riparazione, principalmente per il costo esoso dell’ intervento. Oggi grazie all’interessamento del parroco Don Rino Randazzo e al contributo finanziario di Luciano Saladino, benemerito concittadino residente negli Stati Uniti d’America e presidente dell’Associazione Castelvetranesi d’Americ, e di numerosi parrocchiani che non sono rimasti insensibili all’appello lanciato dal parroco di restituire al quartiere e all’intera città un pezzo della sua storia e un punto di riferimento per chi transita la frequentata arteria cittadina di via Pietro Luna.

Il campanile della Chiesa della Madonna della Salute fu costruito negli anni ‘50 per volontà del Genio Civile di Trapani su progetto dell’architetto Decio Marrone di Trapani, noto professionista che alla fine della seconda guerra mondiale, essendosi generosamente dedicato nella ricostruzione e riparazione dei danni subiti dalla città, fu nominato Ispettore Onorario ai Monumenti della Sicilia Occidentale ed in questa veste egli contribuì al salvataggio di parecchie opere d’arte del passato, impedendone la distruzione, cosa che non mancò di attirargli talvolta delle inimicizie,delle quali egli non si curò.

Notevole fu il suo intervento nel restauro di quegli edifici che, pur non essendo stati colpiti in pieno, richiedevano il rifacimento delle facciate deturpate dalle schegge. In questa attività egli restaurò parecchi pregevoli rosoni di chiese, di fregi e di altri elementi architettonici di noti palazzi (Banco di Sicilia, Banca del Popolo, Cassa Centrale di Rispar­mio, Palazzo D’Alì-Cavarretta, Chie­sa del Collegio, Basilica dell’An­nunziata, e tantissime altre costruzioni a Trapani e in provincia.

L’installazione dell’orologio e delle cinque campane, fu per l’interessamento meritorio del primo parroco Don Ignazio Di Giovanna, che con l’aiuto dell’intera comunità parrocchiale, portó a completamento l’opera che tanto lo inorgogliva.