Le indagini hanno dimostrato che CLEMENTE Nicolò, forte del suo rapporto diretto e privilegiato con MESSINA DENARO Matteo, ha nel tempo sistematicamente partecipato, attraverso le due aziende oggi in sequestro, alla spartizione delle commesse nel settore delle costruzioni edili e del calcestruzzo, che avveniva all’interno di un circuito mafioso/imprenditoriale del quale facevano parte, oltre al CLEMENTE, gli imprenditori FILARDO Giovanni, RISALVATO Giovanni, lo stesso CIMAROSA Lorenzo e FIRENZE Rosario (i primi tre condannati definitivamente per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. e FIRENZE attualmente detenuto per il medesimo reato, con condanna di primo grado).

CLEMENTE Nicolò è risultato pienamente inserito nel contesto mafioso-imprenditoriale castelvetranese attraverso una logica spartitoria ispirata dai vertici della famiglia mafiosa (tra tutti il latitante ed i suoi parenti in libertà) ed attuata mediante il sistematico ricorso alla violenza e alla minaccia nei confronti dei committenti riottosi a piegarsi di fronte alla sua caratura mafiosa. Il controllo del territorio veniva delineato “…come quannu lu attu va pisciannu dunni va camminannu…” (come fa il gatto che urina per delimitare il proprio territorio), manifesto programmatico confessato dallo stesso CLEMENTE nel corso di un dialogo di rara chiarezza e forza probante.

Tra i principali elementi probatori, richiamati nel corpo del provvedimento cautelare, spicca il rapporto di “collaborazione” di natura fiduciaria tra CLEMENTE Nicolò e CAPPADONNA Vito, condannato per aver aiutato MESSINA DENARO Matteo durante la sua latitanza, mettendogli a disposizione vari alloggi e fungendo da vivandiere e co-detenuto del fratello Giuseppe CLEMENTE.

Assai significativa è anche la vicenda, riscostruita nel corso delle indagini, relativa ad una richiesta di “messa a posto” che CLEMENTE Nicolò “subiva” dalla famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo per dei lavori pubblici appaltati in quel territorio (secondo la regola per cui anche le imprese mafiose pagano il pizzo per i lavori pubblici appaltati in territorio di altra famiglia mafiosa), cui l’imprenditore castelvetranese si sottraeva adducendo di essere finanziariamente impegnato nel sostentamento degli affiliati della famiglia di Castelvetrano.

Attività di sostentamento che veniva espressamente attribuita da CIMAROSA a CLEMENTE nel corso di un colloquio registrato in carcere nel 2014, laddove il detenuto affermava che MESSINA DENARO Patrizia (arrestata dalla DIA di Trapani nel 2013), sorella del latitante, aveva ricevuto denaro da CLEMENTE Nicolò (oltre che da FIRENZE Rosario), ovvero dagli imprenditori che in quel momento si spartivano le commesse controllate dalla famiglia mafiosa di Castelvetrano.

Le attività d’indagine hanno anche documentato alcuni riservati summit mafiosi cui hanno preso parte il CLEMENTE e MESSINA Dario, presunto reggente della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo (TP), recentemente sottoposto a fermo nell’ambito dell’operazione “ANNOZERO”, nel corso dei quali si discusse della spartizione, tra le imprese di cosa nostra, delle commesse legate a lavori edili nel territorio del comune di Mazara del Vallo (TP).

Nel corso dell’operazione la DIA di Trapani, congiuntamente allo SCO e alle Squadre Mobili di Trapani e Palermo, ha eseguito anche diverse perquisizioni locali nei confronti di presunti esponenti mafiosi castelvetranesi

Comunicato Stampa DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA