Tratto caratteristico dell’operatività del mandamento mafioso di Castelvetrano è, infatti, la presenza nel tessuto organizzativo della consorteria di mafiosi-imprenditori, che, all’evidenza sfruttando la forza di intimidazione promanante da un sodalizio resosi responsabile notoriamente di gravissimi fatti di sangue, hanno finito per soffocare ogni possibilità di libera esplicazione dell’iniziativa economica nel settore delle costruzioni edili e del calcestruzzo.

Il nucleo famigliare di CLEMENTE Nicolò è stato da sempre parte dello zoccolo duro dell’associazione mafiosa attiva nella città di Castelvetrano. Il fratello Giuseppe, associato di primissimo rango e facente parte della cerchia più ristretta e fidata degli amici di MESSINA DENARO Matteo, fu condannato per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. e per alcuni omicidi, commessi in concorso proprio con il citato latitante. Pericoloso killer di cosa nostra trapanese, CLEMENTE Giuseppe esercitò l’attività imprenditoriale insieme al fratello Nicolò. Dopo la condanna all’ergastolo, Giuseppe, afflitto da crisi depressive, si è suicidato in carcere nel 2008, proprio nel giorno del compleanno dell’amico MESSINA DENARO Matteo, scongiurando definitivamente il pericolo di poter cedere alla tentazione di collaborare con la giustizia, circostanza vissuta con grande timore dall’associazione mafiosa e dalla sua stessa famiglia.

I fratelli CLEMENTE, Giuseppe e Nicolò, sono figli di CLEMENTE Domenico, cugino dello storico capo mafia CLEMENTE Giuseppe, cl. 27, condannato per essere stato “capo decina” della famiglia mafiosa di Castelvetrano, all’epoca in cui tale sodalizio, nonché l’intero mandamento di Castelvetrano, erano diretti da MESSINA DENARO Francesco, padre del latitante Matteo.

Il legame tra la famiglia CLEMENTE e la famiglia MESSINA DENARO, risalente nel tempo, risulta anche di tipo imprenditoriale nella società “ENOLOGICA CASTELSEGGIO s.r.l.”, attività costituita negli anni ottanta, oggi definitivamente confiscata in quanto diretta espressione delle famiglie mafiose di Castelvetrano e strumento per riciclare il denaro di provenienza delittuosa. L’elenco dei soci era del tutto sovrapponibile a quello dei più importanti rappresentanti delle famiglie mafiose di Castelvetrano.

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