[di Claudio Sesto] Il recente terremoto in California credo che debba essere un monito importante per tutti. Da anni si parla lì del cosiddetto “The Big One”, che si può tradurre più o meno con “quello grande”, ovvero il terremoto che potrebbe causare la separazione della California dal resto degli USA.
Lo scenario, che pare apocalittico, è assolutamente atteso e potrebbe avere conseguenze difficili da immaginare. La penisola potrebbe trasformarsi in isola.

Che c’entra la California con la Sicilia e Castelvetrano Selinunte?
Innanzitutto il fatto di essere aree sismiche. La messa in sicurezza di edifici ed infrastrutture può essere una opportunità per dare una spinta al tessuto produttivo di Castelvetrano. Credo che ci possa essere l’opportunità di sfruttare fondi europei. Dopotutto, ci sono tante cose che “ci chiede l’Europa” ma spesso vengono non ascoltate.
Sfruttare queste opportunità, però, richiede la capacità di fare squadra.
Da osservatore a distanza, mi pare di percepire una maggiore voglia di fare sistema, come per esempio la bella iniziativa degli esercenti del centro di auto tassarsi per finanziare il miglioramento delle vie del centro.

Questa capacità spero possa diventare elemento distintivo del nostro territorio, perché solamente con l’unione si può riuscire ad affrontare le sfide che si presentano e presenteranno.

Tornando alla California e lo scenario apocalittico, però, c’è la possibilità che importanti quartier generali di aziende globali come Apple, Facebook, Google ed altre possano essere spazzati via dal terremoto.
L’innovazione può essere un ulteriore tema per dare spinta al nostro territorio ed assicurare anche una certa diversificazione delle attività.

Nello specifico, molto spesso, passeggiando sulla spiaggia della mia amata Triscina, ho visto tante aree in cui gli edifici versavano in stato di abbandono. Inoltre, si potevano anche intravedere aree non edificate dal grande potenziale.
Dato che sognare non costa nulla, mi è spesso venuto in mente che sarebbe bello poter ospitare dei campus universitari o poli di innovazione come succede nella Silycon Valley, popolati da tanta gente che ha il potenziale di cambiare il mondo. Inoltre, le strutture, costruite seguendo i canoni della sostenibilità potrebbero fornire una vista mozzafiato.

Questi sogni sono di lunga data, potrebbe essere necessario parecchio tempo ma credo che si tratti di una potenziale possibilità di riscatto sulla quale possa aver senso interrogarsi.

Infine, le strutture potrebbero essere progettate da architetti ed ingegneri da tutto il mondo che avrebbero la possiblità anche di sperimentare utilizzi di altre materie prime come il legno, dalle proprietà antisismiche.

Dedicando una o più aree all’innovazione, si potrebbe procedere ad una sorta di zonizzazione di Triscina che potrebbe contribuire a dare una marcata identità ad un’area che, forse, si domanda ancora cosa voglia fare da grande.

Claudio Sesto