Cronaca

[FOTO] Crollo nella Chiesa del Purgatorio – conosciamo meglio il prezioso monumento

Circa 20 giorni fa, un’importante voragine si è creata sul tetto della Chiesa del Purgatorio che si trova a Castelvetrano, nel Sistema delle Piazze. In seguito al cedimento di alcune travi della navata di destra, è venuta giù una parte del tetto lasciando una voragine di circa 3 metri quadrati.

Fortunatamente nel momento del cedimento non era presente nessuno all’interno della Chiesa che per chi non lo sapesse, non è mai stata sconsacrata ma solamente non adibita al culto. Ecco alcune immagini per fanno comprendere l’entità del danno.

Ci viene comunicato che l’ufficio tecnico del Comune di Castelvetrano in questi giorni sta individuando un’azienda che dovrà provvedere in tempi brevissimi a chiudere la voragine per evitare in modo particolare che le piogge possano arrecare ulteriori danni all’edificio.

Successivamente sarà necessario un importante lavoro di manutenzione da programmare in concerto con gli enti competenti, la chiesa è infatti di proprietà della Curia Vescovile, ma concessa in comodato d’uso al Comune di Castelvetrano.

Per meglio comprendere il prestigioso valore della Chiesa del Purgatorio, vi proponiamo un testo di Francesco Saverio Calcara, Aurelio Giardina e Vincenzo Napoli.

Fondata, tra il 1642 e il 1644, nel sito di una più antica cappella, pare dedicata a S. Eligio, la chiesa agli inizi del XVIII secolo fu ornata di una ricca facciata di chiaro gusto barocco. Nel corso del medesimo secolo, si portarono a compimento diversi abbellimenti interni, già iniziati nel Seicento, sia con opere di stucco, sia con opere pittoriche, ricordando che uno dei massimi benefattori della chiesa fu il sacerdote Giuseppe Buzzetta che, a partire dal 1713, per 35 anni ne fu cappellano.

Essa, all’interno, conferisce al visitatore un senso di maestosità per l’ampia navata centrale sorretta da quattro snelle colonne per lato di stile toscano con ampi archi, più alta delle laterali e decorata nella volta da stucchi e da affreschi. Altri stucchi ornano le pareti delle navicelle in cui si aprono cinque cappelle per lato.

L’altare maggiore, abbellito nel 1737 da Lorenzo Curti con una scalinata e un nuovo tabernacolo, era sormontato da una pala proveniente dalla chiesa degli Agonizzanti. Il cappellone fu completamente rifatto nel 1746 ad opera dei fratelli Nicolò e Gaspare Curti, figli del detto Lorenzo, i quali realizzarono una nuova macchinetta, con quattro colonne di ordine composito sormontate da trabeazione con timpano spezzato, culminante in un fastigio sormontato da una corona (simbolo del martirio) e da due fiamme ai lati (figura del Purgatorio). Nel 1771, furono commissionati ai fratelli Giuseppe e Giovanni Russo, cui si corrisposero z. 18 di caparra, i lavori di stuccatura del cappellone che, compresero forsanco, viste le analogie stilistiche, la composizione inserita nel timpano, raffigurante S. Sebastiano soccorso dalle matrone Irene e Lucina, dopo essere stato sottoposto al supplizio delle frecce. La scelta di tale soggetto, non molto frequente nell’iconografia del Santo, da un lato riconferma il perdurare del culto del Martire associato a quello delle anime purganti; dall’altro, richiama il valore delle opere quale mezzo propiziatorio della salvezza. Il tema sarà ripreso più tardi, in modo più organico, nel ciclo di affreschi della volta, recentemente attribuiti al Velasco.

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In quello del cappellone si rappresenta il fondamento scritturistico della dottrina del Purgatorio nella scena di Giuda Maccabeo che dà sepoltura ai morti in battaglia e ordina per essi, che si erano macchiati del peccato di idolatria, avendo serbato sotto le vesti amuleti pagani, un sacrificio espiatorio: pensiero santo e pio, come sottolinea la scritta tratta dal cap. 12 del II libro dei Maccabei.
L’affresco centrale, diviso in due campi, ripropone, in basso, l’episodio raccontato in Lc 10,34 del buon samaritano che assiste l’uomo assalito dai ladri sulla strada che da Gerusalemme scendeva a Gerico
Nella parte superiore dell’affresco, l’autore non a caso rappresenta le tre virtù teologali – riproposte da altra mano, nella volta, anche in un alto rilievo in stucco – mentre un angelo turiferario le incensa; si vuole ancor più sottolineare la dottrina del suffragio, in base alla quale le pene dei defunti possono essere alleviate attraverso le opere di gratuita carità, ispirate dall’esercizio di quelle virtù.
Nel terzo dipinto, Cristo risorto, che conduce al Padre l’umanità redenta, suggella, attraverso il sacrificio eucaristico, prefigurato da quello voluto da Giuda Maccabeo, il nuovo patto d’alleanza stretto con l’uomo, così come sottolineato dal cartiglio riportante una frase tratta da Zc 9, 11. Si vuole ribadire, anche attraverso la presenza di S. Filippo Neri e S. Carlo Borromeo che si librano su un altare dove è esposta l’Eucarestia, la dottrina tridentina dell’efficacia della messa e della preghiera come mezzi di suffragio per le anime purganti; una della quali, in alto, è rappresentata vicino a Dio, mentre un’altra, abbracciata da un angelo, si appresta a raggiungerlo.

Sulla cima dell’arco di trionfo campeggia lo stemma, partito e coronato, dei principi della città, recante le armi degli Aragona e dei Pignatelli.

Sulla sommità delle porte collocate alle pareti di fondo delle due navatelle furono affrescati: a destra, S. Carlo Borromeo, rappresentato in preghiera secondo lo schema tipico della sua iconografia; e a sinistra, oggi poco leggibile, S. Filippo Neri in abiti sacerdotali.
La presenza dei due soggetti, cari alla spiritualità dei Filippini, e gli affreschi, invero di non eccelsa mano, che ancora una volta raffigurano i due Santi, nella fascia alla base della volta della sacrestia, confermano il ruolo che almeno fino ai primi del Settecento quei religiosi svolsero nella chiesa del Purgatorio dopo che ebbero lasciata quella di S. Giovanni, all’indomani della sua erezione in parrocchia nel 1627.

Ancora alla fine del secolo, l’Oratorio, destinatario di lasciti e soggiogazioni, era costituito da sei religiosi. Ma già ai tempi del Noto, gli Oratoriani, mancando il ricambio, erano scomparsi e sostituiti del tutto, nella gestione della chiesa, dalla Congregazione del Purgatorio.

Utilizzata come auditorium negli anni 80, la chiesa è stata concessa dalla Curia Vescovile, che ne è proprietaria, in comodato d’uso al Comune di Castelvetrano. Gli ultimi lavori di manutenzione ordinaria risalgono al 2009-2010, quando furono ripuliti i tetti, risarcite diverse crepe, rinforzato un contrafforte, ricollocata la croce caduta per il terremoto del 1968.

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  • In tutti gli edifici ed in particolare per quelli a carattere storico è fondamentale programmare i sopralluoghi, almeno uno all'anno, e porre in essere gli eventuali interventi manutentivi necessari a scongiurare episodi come questi.
    Da una foto in particolare sembrerebbe che una delle probabili causa alla base del crollo sia da imputare alla vegetazione infestante presente sui tetti.
    Probabilmente sarebbe stato sufficiente un intervento di scerbatura, in questi casi mai da effettuare tramite azione meccanica, a scongiurare i successivi degradi che hanno poi portato al crollo della volta.

    A.L.

  • pochi giorni prima all'interno della chiesa c'era una manifstazione, e proprio lì dove hanno ceduto le travi si trovavano dei banchetti. non oso immaginare cosa sarebbe successo se le travi avessero ceduto pochi qualche giorno prima...

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Redazione