La lotta al Covid ha tanti aspetti: abbiamo assistito a discussioni più o meno utili sul tipo di mascherine da usare, sulle varianti del virus e poi l’ampio settore dell’assistenza sanitaria. Ospedali e strutture non sempre pronti ad affrontare una pandemia che si diffondeva con malati gravi finiti nelle Terapie intensive. I mesi che sono passati dal marzo 2020 hanno fatto sì che la Sanità italiana si organizzasse per affrontare quella che da molti è stata definita una pandemia dai tempi lunghi. Alla prevenzione (con tutte le precauzioni oramai note: mascherine, lavarsi spesso le mani, distanziamento) si è abbinata la cura: la speranza del vaccino è stata la luce nel tunnel.

Ma non solo. Si è tanto parlato del plasma iperimmune come proposta terapeutica: le persone che hanno contratto il virus e sono guariti, sviluppando gli anticorpi, possono donare il plasma poi da trasferire agli individui che stanno combattendo il Covid-19. Una speranza in più per chi si ritrova familiari ricoverati in terapia intensiva col virus addosso.

E lo sa bene Aldo Licata, un giovane di Campobello di Mazara che presso il Covid hospital “Paolo Borsellino” di Marsala ha ricoverati sia il papà che la mamma. Appunto perché ancora l’uso del plasma è una proposta terapeutica, attualmente è consentito poterlo somministrare solo col ricorso all’uso compassionevole, cioè col benestare dei parenti. Ecco perché già domenica scorsa Aldo Licata, confortato da Francesco Licata, parente e Presidente provinciale dell’Avis, ha firmato e consegnato tutto il carteggio necessario per poterlo somministrare ai propri genitori. Ma a dare o meno l’ok deve essere il cosiddetto Comitato etico con sede a Palermo, che ha competenza anche per la provincia di Trapani.

Vito Licata con la moglie Dina.

«A tutt’oggi, a distanza di una settimana, attendiamo una risposta – dice Francesco Licata – e tutto questo, nella tempistica, è paradossale. Il Comitato, ricevuta la richiesta, avrebbe dovuto esitare la pratica nel giro di pochi giorni e, invece, è già passata una settimana e non si hanno notizie. Si parla di uso compassionevole, allora spiegatemi il significato, perché a questo punto penso sia inutile. Esprimo sgomento, delusione, stupore ma anche rabbia come parente dei pazienti ma anche come volontario Avis, che opera nel proselitismo per la donazione del sangue ed emocomponenti, per poi constatare che si inceppa il meccanismo burocratico in un ambito dove non dovrebbe succedere».

Intanto Aldo Licata ogni giorno è in contatto coi medici dell’ospedale di Marsala: «Ringrazio l’intera equipe guidata dal dottor Antonio Cacciapuoti che sta seguendo con cura e attenzione i miei genitori».