Ve la ricordate la signora Agata D’Agostino? Della sua storia ne parlammo qui qualche settimana addietro: il ricovero presso la clinica “Villa Eleonora”, il virus Covid-19 contratto per caso e il lungo calvario presso l’ospedale “Cervello” prima del rientro a casa. Della signora D’Agostino raccontammo come era riuscita a uscirne fuori da quella brutta avventura.

Quando tutto sembrava risolto, lo scorso 21 giugno sull’anziana è ripiombata la paura. Colpa di una febbre a 38. «Chiamiamo il 118 – spiega la nuora Rosa Caltagirone – raccontiamo che mia suocera è una ex Covid-19 ora negativizzata ma viene trasportata in ospedale a Castelvetrano come fosse un caso sospetto Covid-19». Sull’intera famiglia tornano le preoccupazioni. È l’esito del tampone dopo poche ore che fa crollare il mondo addosso alla signora e ai familiari: il risultato è positivo.

Così la signora Agata D’Agostino, dopo neanche un mese, rientra all’ospedale “Cervello” di Palermo. È un caso positivo. La Tac mostra una colecistite con versamento e una sepsi. È, con molta probabilità, questo la causa della febbre. La cosa più curiosa capita dopo nemmeno 24 ore: l’esito del tampone d’ingresso al “Cervello” è negativo. Lo saranno anche gli altri due tamponi a seguire.

Nel frattempo per tutta la famiglia, col primo tampone positivo registrato sulla signora all’ospedale di Castelvetrano, si avvia la trafila della quarantena. «Fino al 4 luglio rinchiusi a casa – spiega Rosa Caltagirone – confidando solo sull’aiuto degli amici». Il sospiro di sollievo arriva qualche giorno addietro: tampone in modalità “Drive in” per tutti i familiari alla Guardia medica di Tre Fontane. Esito? Negativo.

Di contorno a questa storia c’è stato il chiacchiericcio di paese: «La notizia si era diffusa e siamo stati giudicati e condannati dalle persone – spiega la Caltagirone – chiunque gratuitamente abbia parlato su di noi e su questa nostra vicenda, gli auguro solo di farsi un bell’esame di coscienza e di passare i momenti che abbiamo vissuto noi. Solo così capirà…».