I numeri non incoraggiano e invitano ancora a “restare a casa”. Altri 20 soggetti rientrati dal Nord, sono risultati positivi al coronavirus.  Il totale di questi ultimi, per il momento, sale a 60. Il bilancio, però, non è ancora definitivo visto che su un totale di 15 mila controlli che le Asp devono gestire, ne sono stati effettuati 7400. Questi numeri, tra l’altro, sono soltanto parziali in quanto dei 40 mila rientrati in Sicilia dalla fine di febbraio, i controlli a tappeto si stanno facendo soltanto per quei soggetti rientrati dal 14 marzo in poi, cioè quelli in cui il potenziale virus è ancora in incubazione.

Il dato allarmante è che di questi soggetti positivi, la quasi totalità è asintomatico. Rimane dunque imperativo per i “rientrati” in Sicilia l’obbligo di attenersi alla quarantena nell’attesa degli esiti dei tamponi, nonostante il comprensivo disagio che si prolunga ben oltre i 14 giorni previsti. È di vitale importanza non mettere a rischio la salute pubblica. «È uno sforzo enorme ma necessario – ha detto l’assessore alla salute, Ruggero Razza al Giornale di Sicilia – mi scuso con i cittadini che stanno aspettando qualche giorno in più, ma non possiamo permetterci che i soggetti asintomatici possano contagiarne altri se reinseriti precocemente nel contesto sociale».

La causa di questa lentezza nelle verifiche è stata dovuta alla mancanza di reagenti e la mole di lavoro che i laboratori hanno ricevuto, gestendo in corsia preferenziale prima gli esami dei tamponi provenienti dagli ospedali e soltanto dopo i tamponi di chi è ritornato dal Nord. «Ora il problema dei reagenti è stato risolto con l’acquisto di scorte dall’estero e l’unica difficoltà resta quella di analizzare un numero enorme di tamponi», ha detto ancora l’assessore. L’Assessorato regionale ha individuato altri 10 laboratori che consentiranno di garantire, insieme agli altri già attivi, 1200 esami dei tamponi al giorno.