Era il 2011 e frequentavo il terzo anno di liceo quando un giorno di inizio primavera arrivò in classe una circolare che avvisava gli studenti di un concorso fotografico a premi che avesse come tema “gli anziani”. Non ci volle molto per decidermi a partecipare: sapevo usare una macchina fotografica, sapevo quale momento della giornata inquadrare per far colpo sulla giuria, ma soprattutto, sapevo che a Castelvetrano c’era un posto che più di tutti rappresentava una precisa identità: il campo di bocce della villa.

A distanza di nove anni, quasi per caso, mi sono ritrovato a ripercorrere quei sentieri del parco delle rimembranze e lì, dove fino a poco tempo fa si sentivano le voci di pacifiche discussioni, le tipiche imprecazioni di chi sbaglia a tirare un colpo e la vitalità di un luogo dove le giornate venivano scandite con serena naturalezza, non trovo più nulla se non un assordante silenzio che diffonde malinconia.

Di quel campo di bocce, frequentato da moltissimi uomini che in gioventù  avevano fondato la società castelvetranese, adesso non rimane che una massiccia presenza di foglie marce, di detriti, di ruggine, assi di legno incurvate e bottiglie di birra consumate. Ma dove sono finiti gli anziani ? Le bocce ? Le imprecazioni?

In quell’occasione del 2011, grazie a quel campo di bocce e a quegli uomini che lo riempivano vinsi il premio fotografico. Fu una bella soddisfazione potermi vantare di questo piccolo traguardo a quell’età, ma oggi, di quel ricordo rimane solo un amara consapevolezza: a Castelvetrano le bocce non suonano più e pure gli anziani hanno perso la loro identità.