Sono molteplici gli aspetti dell’emergenza coronavirus, la pandemia che sta mettendo in ginocchio il mondo intero. Quello prioritario è, certamente, legato alla salute delle persone e i bilanci ogni giorno danno contezza, purtroppo, di nuovi contagi, di vittime ma anche di persone guarite. Un altro aspetto è quello economico: i decreti-legge hanno imposto la chiusura di tutte le attività non essenziali e il default del sistema è alle porte.

Quello che da più parti arriva è un grido d’aiuto che coinvolge, trasversalmente, tutti: commercianti, aziende con dipendenti, fornitori, tutti con le saracinesche abbassate, le attività ferme e, dietro di queste, impegni finanziari ed economici che pesano come macigni. L’allarme è unanime: «continuando così rischiamo di fallire», spiegano alcuni commercianti di Castelvetrano. C’è chi ha già firmato assegni per merce consegnata (o da consegnare), chi si ritrova a pagare stipendi ai dipendenti, senza essere ancora a conoscenza di eventuali procedure di cassa integrazione legata al particolare momento. E, nel frattempo, non si incassa. «Continuando così rischiamo il crac», ammettono i gestori di un negozio d’abbigliamento di Campobello di Mazara, che chiedono un intervento governativo anche nei confronti delle banche, affinché aiutino gli imprenditori.

Gran parte delle piccole imprese lavora e acquista la merce con assegni. Con l’emergenza in corso chi ha già consegnato assegni rischia ora di non poter pagare e di andare in protesto. Da Castelvetrano a Marsala, da Trapani a Salemi, la crisi economica attraversa l’intera provincia. Qualche giorno addietro un gruppo di commercianti di Mazara del Vallo ha scritto una lettera al Presidente della Regione Nello Musumeci e all’Assessore regionale al bilancio, Gaetano Armao.

La Regione ha chiesto allo Stato di intervenire. E la proposta è contenuta in un emendamento che andrebbe inserito nella legge di conversione del decreto «Cura Italia» e che funzionerebbe come una sanatoria a termine. In pratica, va evitato che gli assegni possano essere protestati: cosa che a cascata provocherebbe l’iscrizione nella black list e a sua volta l’impossibilità per l’imprenditore di accedere a futuri finanziamenti, prestiti o aiuti una volta superata l’emergenza. L’Assessore Armao ha chiarito che la norma contenuta nell’emendamento introduce una sospensione di 6 mesi della possibilità di protestare gli assegni post datati. «Questo – ha detto Armao – perché lasciare che le piccole imprese vadano ko significa spegnere il motore dell’economia siciliana».