efebo selinunte-23Negli ultimi decenni ha dedicato i suoi sforzi, il proprio lavoro e gli innumerevoli scavi, affinché venissero portate alla luce alcune verità storiche sull’antica colonia dorica di Selinunte.

La brillante archeologa francese, con alle spalle numerosi titoli accademici e tanta esperienza maturata soprattutto sul campo, è stata insignita oggi della Cittadinanza onoraria della città di Castelvetrano Selinunte, su iniziativa del dr. Nicola Miceli, presidente del locale club Unesco.

Per chi non fosse riuscito a partecipare alla cerimonia, pubblichiamo di seguito il discorso che la neo-concittadina ha letto hai presenti.

Egregio Sindaco, caro Direttore del Parco, caro presidente del Club Unesco, carissimi Amici,

Mi trovo qui, oggi, con Voi e con “lu Pupu”, e ricevo l’onore massimo della cittadinanza onoraria di Castelvetrano Selinunte, carissima città dove ho imparato a vivere, e dove mi trovo tanto bene.

L’onore che ricevo ha un immenso significato per me, e non solo perché mi è conferito dopo che è stato già conferito a poche personalità tanto più illustri di me, ma perché, in una certa maniera, corrisponde proprio a chi sono diventata, dopo tanti anni di presenza su questo suolo.

Martine Fourmont

Così, come la pianta che si ambienta e sviluppa le sue radici, io, figlia della terra, ho tessuto un rapporto fisico forte con questo luogo. Sono anni che cerco di capire ciò che la terra di Selinunte mi racconta sulla vita dei secoli passati, attraverso lo scavo e lo studio dei materiali, spesso umili cocci creati con l’argilla di Selinunte e con le mani dei Selinuntini, e su cui si trova ancora l’impronta delle loro dita. La terra, la tocco, la leggo, l’ascolto e la guardo attentamente; e quando sono a casa, curo le mie piante. Per me, l’archeologia non è altro che una sorta di giardinaggio attraverso i secoli. Non ho mai potuto considerare che la terra mi sporcava le mani; no, il suo contatto mi è indispensabile e mi tranquillizza.

Anche il mio sangue è nutrito dall’aria di Selinunte.
Non ho mai considerato che fare l’archeologo fosse soltanto “venire in missione” per raccogliere informazioni e, poi, tornare altrove per riflettere, perché ho bisogno del contatto con il paesaggio, con i suoi elementi, e con Voi che siete diventati i miei amici.
Mi avete dato tanto. Credo di aver capito il valore dell’ “essere siciliano”, fatto di fatalismo e di ironia, di coraggio e di leggerezza, una così bella maniera di essere uomini.

Se sono diventata cittadina di onore di Castelvetrano Selinunte, non posso dimenticare che è una vita che parlo con un accento, accento parigino che accompagna la mia lingua materna, che credo conoscere bene, ma che pratico sempre di meno. Non penso più in francese, ma in italiano, se non in siciliano, così come, anni fa, pensavo in spagnolo, in greco o in inglese.

Nel gergo degli storici, si chiama acculturazione, ma possiamo anche dire che, a mia volta, sono stata colonizzata da Selinunte. L’italiano, lo conosco meno bene, e sono consapevole di tutti gli errori che escono dalla mia bocca, ma allora è troppo tardi. Tale situazione fa di me un’“immigrata culturale”, particolarità che mi aiuta a capire cosa significa essere diversa, sempre riconoscibile e mai totalmente assimilata, particolarità che condivido, quindi, con tutti gli immigrati.

D’altro canto, sono diventata una “Francese di fuori”; è tutta l’ambiguità che plasma chi fa una vita come la mia. Potrebbe diventare un handicap, ma ne faccio una forza perché mi ha insegnato ad essere più tollerante.

In questo momento talmente particolare che stiamo vivendo, riesco a vedere il mare non come uno spazio che divide, ma piuttosto come un elemento fisico unificatore per tutti i popoli che ne condividono le rive. Non un mare nostrum alla romana, ma un mare nostrum nelle nostre diversità.

Ringrazio di cuore il Comune, suo Sindaco, la Giunta e il Consiglio che hanno deciso di accogliermi, ringrazio il Parco archeologico presso cui ho trovato appoggio e incoraggiamento per portare avanti le mie ricerche, e ringrazio con emozione per il loro impegno il Club Unesco, suo Presidente, l’Amico Nicola Miceli, nonché i miei Amici soci con chi, ormai da anni, cerco di contribuire allo sviluppo culturale della nostra zona.

Spero di mostrarmi degna dell’onore che mi conferite, e prometto di dedicarmi ancora alla ricerca e alla diffusione delle conoscenze su questo territorio, che amo tanto e che mi ha accolto con grande generosità.

Martine Fourmont