Il Tribunale di Marsala ha condannato a 27 anni e un mese di carcere il boss latitante Matteo Messina Denaro e a 12 anni l’imprenditore Giuseppe Grigoli, il «re» della catena Despar nella Sicilia occidentale. Entrambi colpevoli di associazione mafiosa.

Ritenuta la continuazione con una precedente condanna inflitta al capomafia e passata in giudicato, i giudici hanno per lui rideterminato la pena da scontare in complessivi 30 anni. Si è così chiuso oggi un processo che il primo in provincia di Trapani sancisce l’alleanza non solo economica ma anche di «potere» tra uno dei più grossi e facoltosi imprenditori (commerciali) della provincia, Giuseppe Grigoli, e il capo mafia latitante Matteo Messina Denaro.

Tutti e due di Castelvetrano, tutti e due «soci» secondo l’accusa e adesso anche secondo i giudici. Ieri sera sono state pronunziate condanne che colpiscono i soggetti imputati ma contemporaneamente sottraggono definitivamente agli stessi una grossa cassaforte, il cui emblema principale era costituito da un centro commerciale «Belicittà» sorto a Castelvetrano e oggi sotto amministrazione giudiziaria, come il resto del patrimonio sequestrato a Grigoli, che prima dell’intervento della magistratura antimafia di Palermo, fatturava 250 mila euro al mese. Grigoli avrebbe accumulato un patrimonio di centinaia di milioni di euro, investendo nei supermercati il denaro delle cosche trapanesi e del «padrino» di Castelvetrano, «suo socio occulto». Un patrimonio da oltre 500 milioni di euro finito sotto sequestro.


I pm della Dda di Palermo, Micucci e Marzella, avevano chiesto la condanna dell’imprenditore a 15 anni di carcere, mentre per Messina Denaro erano stati chiesti 8 anni in continuazione con una precedente condanna. Grigoli fu arrestato a dicembre 2007 dagli agenti della Squadra Mobile di Trapani. Il «pool» di investigatori guidati dal dirigente Giuseppe Linares arrivò a Grigoli riuscendo a togliere un importante punto di riferimento al boss latitante, e dopo una certosina attività di monitoraggio, intercettazioni telefoniche, dalla lettura dei «pizzini» trovati nel covo di Bernardo Provenzano. In aggiunta ci furono le indagini finanziarie condotte dalla Dia e dal gruppo specializzato di finanzieri. Prove che via via sono state messe assieme dapprima dal pm Roberto Piscitello, oggi nell’ufficio di gabinetto del ministro Alfamo, e poi dai pm Micucci e Marzella. Una indagine quella nei confronti di Grigoli che è da inserire tra quelle che sono servite a fare terra bruciata attorno al boss ricercato dal 1993 e che oggi si trova più solo ma dalla sua avrebbe ancora qualche pezzo da 90 pronto a coprirlo.

Al processo dinanzi al Tribunale di Marsala si è costituita parte civile solo l’associazione antiracket di Trapani, con l’avv. Giuseppe Novara messo apposta a disposizione da Confindustria trapanese. Il tribunale ha liquidato 50mila euro a titolo di risarcimento del danno. Nessun’altra parte offesa si è fatta avanti, a distanza si sono tenuti gli enti locali.

fonte. liberainformazione.org