“E’ tempo di reimpostare la rotta della nostra vita” ( Papa Francesco): iniziamo dai bambini

[di Graziella Zizzo] Stiamo vivendo una esperienza collettiva traumatica che in pochi giorni ha radicalmente modificato la nostra vita, mandato in frantumi tutte le nostre certezze, buttandoci in una condizione psicologica di angoscia, impotenza ed estrema fragilità.

Come stanno vivendo i bambini e gli adolescenti questo buio periodo di reclusione?
Sembra che a pagare il prezzo più alto dell’isolamento e del distanziamento sociale che l’ epidemia ci impone, siano i bambini, e soprattutto i più piccoli (quelli che rientrano nella fascia di età 0-6 anni) perché non hanno ancora gli strumenti cognitivi per dar senso a tutto quel che sta accadendo, perché più permeabili alle ansie degli adulti e perché sono quelli che più hanno bisogno di movimento, gioco e contatto con la natura.

I segnali, i campanelli di allarme che molti bambini già manifestano rispetto a questo ormai troppo lungo periodo di isolamento, sono già evidenti : nervosismo, sbalzi improvvisi di umore, paure, disturbi del sonno, incubi, regressione, attaccamento eccessivo ai genitori e nelle situazioni più preoccupanti stati d’ansia e stati depressivi. Proprio per attutire ed arginare il rischio che i danni psicologici possano diventare permanenti, è urgente cominciare a porsi concretamente il problema del benessere psicologico dei bambini, di cui finora ci si è completamente disinteressati, e pianificare interventi che consentano loro di uscire e di riprendere al più presto il contatto con il mondo esterno ed il loro reinserimento nella socialità.

Molti paesi europei (Francia, Belgio, Inghilterra) che, al contrario dell’Italia se ne sono invece preoccupati, hanno invece mantenuto, anche durante il lockdown, aperti ai minori parchi e spazi verdi ritenendolo necessario per il loro benessere psicofisico

Per quanto riguarda invece, gli adolescenti, sembra dal contatto telefonico che ho continuato ad avere con molti di loro e dalle risposte date ad un questionario che ho loro inviato per mantenere vivo il nostro legame, per conoscere le loro giornate , ma soprattutto per sapere come stanno vivendo questo periodo così drammatico della loro vita, che invece i ragazzi stiano soffrendo un po’ meno perché hanno trovato nel mondo digitale virtuale che tanto amano delle risorse per fare fronte alle limitazioni e per rimanere in contatto con i loro coetanei, dimostrando alla loro prima prova di “guerra” anche un grande senso di responsabilità.
I tempi di questa necessaria segregazione, credo che lo percepiamo tutti, sono ora diventati troppo lunghi non solo per i bambini ed i ragazzi ma anche per le mamme che sono quelle che hanno dovuto sobbarcarsi un carico enorme: inventarsi mille attività per occupare il tempo dei propri figli, seguirli nella faticosa didattica one line e nei compiti, sostenerli emotivamente…

Si moltiplicano in tutta Italia in queste ultime settimane, compreso in Sicilia, i comitati di genitori che fanno pressione per far uscire i propri figli, consentendo loro di potere raggiungere mare e campagna e di riaprire ville e cortili delle Scuole prevedendo un numero controllato di persone, ma facendo anche appello al senso di responsabilità dei genitori. In una fase in cui si è data la possibilità agli adulti di uscire per la corsa, è inaccettabile e paradossale che invece i bambini non possano uscire neppure nei dintorni di casa! Anche la Società italiana di pediatria è scesa in campo con una lettera alla ministra in cui si sostiene la necessità di consentire ai minorenni da 0 ai 18 anni di poter svolgere attività motorie e ludiche all’aria aperta accompagnati da un familiare e nel rispetto del distanziamento sociale.
Un gruppo di genitori si sono rivolti alla Ministra Azzolina denunciando che “i diritti dei minori durante tutta la fase emergenziale sono stati ignorati dalle Istituzioni e che i quasi 2 mesi di chiusura della Scuola hanno evidenziato che, nonostante gli ammirevoli sforzi compiuti dalla gran parte di docenti, studenti e genitori, la didattica a distanza ha evidenziato l’impreparazione digitale di insegnanti ed alunni, la carenza di connessione domestica, ma anche il rischio di accentuare le disuguaglianze economiche e culturali fra i minori che possiedono i mezzi tecnologici e che hanno genitori in grado di seguirli e chi queste risorse non ha”. Alla riapertura della Scuola, non si dovranno certo sottovalutare le conseguenze che tutto questo avrà sui minori ed è inoltre indispensabile sin da subito pensare e progettare tutte quelle misure di sicurezza che consentano la ripresa delle attività scolastiche (sanificazione degli ambienti, ottimizzazione degli spazi delle classi, assunzione di più personale, utilizzo di nuovi locali). Sono misure che richiedono un grande lavoro di riorganizzazione e proprio per questo, devono perciò essere pensate e pianificate già da ora.
Altro problema da affrontare : con il ritorno al lavoro dei genitori nella fase 2, visto che scuole ed asili non riapriranno, con chi staranno i più piccoli ?
E’ comunque tempo di cambiare rotta e naturalmente: anche la nostra Amministrazione dovrebbe prevedere un piano di azione. Non siamo più nella fase del confinamento e dell’attesa : ci attendono sicuramente grandi riparazioni individuali e collettive; in primis, credo sia indispensabile alla riapertura della Scuola, dare spazio all’elaborazione di quel che è accaduto dando la possibilità a bambini ed agli adolescenti di esprimere e condividere come hanno vissuto questa esperienza traumatica. E’ impossibile prevedere come questa grande emergenza ci ha cambiato e ci cambierà perché siamo al cospetto di un evento unico che non abbiamo mai vissuto : come scrive il regista Pupi Avati“ Il tempo che stiamo vivendo non somiglia a niente”

Dottoressa Graziella Zizzo
Psicoterapeuta presso il Servizio di Neuropsichiatria infantile. ASP Trapani.