Quel giorno dovevano uscire in bici insieme: «Io, Vincenzo e il nostro terzo fratello Simone», racconta Giovanni Pantaleo. Poi, invece, per una semplice casualità Vincenzo è uscito da solo ed è successo quello che nessuno minimamente immaginava. Ora che Vincenzo Pantaleo non c’è più – è morto stanotte nella sua casa di via Selinunte a Campobello di Mazara – il fratello Giovanni, anche lui ciclista per passione, è pieno di dolore ma anche di rabbia. «Quello che è successo non è stato un incidente ma ha tutte le caratteristiche di un omicidio – racconta ora con rabbia – mio fratello è stato tamponato da un’auto guidata da un signore anziano; a terra non è stato rilevato nessun segno di frenata, mentre Vincenzo camminava a 20km/h, a 50 centimetri dal guardarail».

Le indagini sul sinistro del novembre scorso, sulla Sp 81 Castelvetrano-Triscina, sono al vaglio della Polizia Municipale. «Per me è inspiegabile pensare diversamente – racconta ancora Giovanni Pantaleo – mio fratello è stato sbalzato sul cofano della macchina, dove ha sbattuto violentemente la testa e poi è finito a terra». Per quel forte trauma Vincenzo Pantaleo è stato in coma per quasi un anno, dapprima a Palermo e poi a Sciacca, sino a ieri sera. Poi le sue condizioni si sono aggravate e i familiari lo hanno portato a casa dove è morto in nottata.

Il fratello Giovanni, da allora non è più andato in bici: «È necessario da parte di tutti noi un maggiore senso di responsabilità alla guida dei veicoli; nessuna distrazione può essere consentita». Col pensiero al fratello che non c’è più, Giovanni vorrà tornare in sella e a pedalare: «Lo devo per me ma, soprattutto, per mio fratello Vincenzo…».

Da sinistra: i fratelli Giovanni, Simone e Vincenzo Pantaleo. In primo piano Alfonso Pantaleo, figlio di Vincenzo.