[di Enzo Napoli] Il 19 marzo, ricorrendo il giorno della festa di San Giuseppe, vogliamo qui ricordare, con delle immagini, come erano e come sono stati distrutti la Chiesa dedicata al detto Santo e l’attiguo convento.

Omettiamo di raccontare la loro storia, poichè se ne è ampiamente parlato in altre sedi, ci limitiamo brevemente a ricordare che il convento dopo l’Unità d’Italia fu utilizzato per caserma delle Guardie di città, poi come sede di scuola elementare ed infine per Uffici Comunali. A seguito del sisma del 1968 Chiesa e convento furono danneggiati, ma non in modo tanto grave da richiederne il loro abbattimento parziale (chiesa) o totale (convento). Della chiesa erano crollati soltanto parte del tetto della navata e lo spigolo sinistro (in alto) del prospetto. Il convento aveva subito soltanto un piccolo crollo del cornicione del lato del giardino ed alcune lesioni.

A seguito di questi danni la chiesa, dichiarata inagibile, nella parte antistante fu isolata dalla piazzetta con un basso muro e fu lasciato aperto alla circolazione il sottopassaggio del convento; quest’ultimo fu evacuato e gli uffici trasferiti. Dopo poco più di un paio d’anni, gli amministratori di allora, additando la scusante dovuta a motivi di sicurezza, e non preoccupandosi minimamente di salvare il salvabile li fecero abbattere con una ruspa. Si tento anche di demolire il campanile tirandolo con dei cavi di acciaio attaccati su nel piano attico delle campane, ma fortunatamente per un paio di volte il cavo si è spezzato e quindi hanno dovuto desistere.
Le foto che vedete fanno parte dell’archivio dello scrivente; alcune che riguardano la demolizione sono state effettuate dallo scomparso signor Mario Rapisardi.

Per correttezza d’informazione faccio presente che la foto in cui si vede tutto il complesso integro, in realtà è stata ritoccata col fotoshop esclusivamente nel prospetto in alto a sinistra, per far vedere come era prima dei danni causati dal terremoto.
Particolari da notare: la scala lignea del cappellone, la galleria simile a quella del palazzo Pignatelli che collegava la via Cernaia con la P.zza Diodoro Siculo ed i pilastri quadrati del portico del convento.

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