[di Alessio Cottone] C’era una volta l’Articolo 1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”
Queste parole – almeno dalle nostre parti – hanno ormai il gusto marcio dell’ipocrisia. In un territorio in cui non solo il lavoro sembra un ricordo ormai lontano, si aggiunge la grave assenza delle istituzioni, cui rappresentanti per troppo tempo, di queste parole, si sono riempiti la bocca. In un contesto in cui “nulla si muove”, sembra che le istituzioni abbiano adottato la non troppo singolare filosofia dell’ostacolare un qualsivoglia movimento.

Guardando – ahimè – da lontano il corteo dei pescatori della borgata di Marinella di Selinunte che protestano per questa grave assenza e – mi scusino i responsabili se dovessero sentirsi eccessivamente feriti nell’orgoglio – per il reiterato menefreghismo di fronte ad una situazione emergenziale, provo un senso di rabbia e di impotenza che mi impone, per una volta e con la massima umiltà, di fare la morale agli “addetti ai lavori” per ricordare loro la storiella dell’articolo 3 della Costituzione che – al suo secondo comma – ci ricorda che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono…..” tra le altre cose, “l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.

Intendiamoci, più che un monito diretto esclusivamente alla commissione straordinaria – alla quale rivolgo comunque il mio personale invito per un ragionamento che abbia come scopo una soluzione a questo storico problema – questo è rivolto ad una classe politica che negli ultimi decenni ha solamente tamponato, e neanche in modo continuativo, il problema. Davvero non si è mai capito che esistono soluzioni tendenzialmente definitive e sicuramente alternative a buchi e pulizie straordinarie del porto, che come detto tamponano e non affrontano l’emergenza in questione?

O dobbiamo una volta per tutte rassegnarci all’idea che le istituzioni continueranno a prendere tempo e a delegare questo problema ai posteri? . In questo clima, forse spetta proprio a noi – comuni cittadini – ricordare loro che “La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Insomma, a Selinunte si sta solamente chiedendo il rispetto per la dignità dell’essere umano, e non mi sembra una grossa pretesa.

Quanto tempo si dovrà ancora aspettare per questo?