Trentotto anni di sacrifici ma anche di successi che ora rischiano di vanificarsi. Tiene un piede dentro e un piede fuori Alberto Tardia, 56 anni, un imprenditore del settore abbigliamento di Castelvetrano che, come tante centinaia di commercianti e imprenditori in Italia, rischia di fallire. Colpa dell’emergenza coronavirus che, da un giorno all’altro, lo ha costretto alla chiusura dell’attività e a restare a casa.

La sua è un’attività commerciale di famiglia che è andata avanti negli anni riuscendo a rimanere sul mercato. Un impegno tradotto in soddisfazioni, che oggi rischia di finire. Alberto Tardia ha scritto al Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci: «Lo scorso 11 marzo lo Stato mi ha costretto alla chiusura dell’attività e mi ha comunicato anche che avrebbe sospeso tutti i pagamenti a lui ascrivibili – scrive Tardia – e mi hanno dato anche facoltà di sospendere i mutui ipotecari e aziendali».

Alberto Tardia ha tirato un sospiro di sollievo sentendo quelle notizie. Ma, invece, s’è ritrovato con una situazione ben diversa: «Non è vero che è tutto sospeso – scrive sempre a Musumeci – il mio commercialista mi ha avvertito che le rateizzazioni Iva con l’Agenzia delle Entrate (avviso bonario), non rientrano nelle sospensioni previste. E Ancora: per la sospensione dei mutui ipotecari e aziendali non tutte le banche sono prontamente allineate nell’esecuzione. Alcune intervengono rapidamente, altre dopo 20 giorni di silenzio rimandano tutto a data da destinarsi, per mancata pianificazione delle procedure di esecuzione».

Se da un lato lo Stato, con l’imposizione della chiusura dell’attività commerciale, ha bloccato gli incassi, dall’altro non blocca i pagamenti: «Ci sono i fornitori da pagare, l’affitto che, nonostante è prevista una deduzione del 60% nella dichiarazione dei redditi, la mancata liquidità diventa nuovamente un problema».

Alberto Tardia si sente «avvilito ed arrabbiato». Lui è pronto a denunciare Stato, banche, fornitori: «Se dovessi chiudere la mia attività dopo 38 anni per responsabilità degli altri e non mie – scrive Tardia a Musumeci – mi attiverò per pretendere un eventuale congruo risarcimento».