Tutto è nato da un paio di scarpe da ballerina, «perché la sfida era fargli fare le foto indossandole e col tutù rosa e poi, una volta superato quell’impatto, proseguire col resto». Il resto è il progetto “Introspezione”, uno shooting fotografico, riflessione dell’anima, che il fotografo Ezio Fiorenza aveva pensato anni addietro con l’obiettivo di coinvolgere Vito Barruzza, 65 anni, di Campobello di Mazara, infermiere da 42 anni e tutt’ora in servizio in Oncologia all’ospedale “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano. Quindici foto per quindici personaggi interpretati da Vito Barruzza che si è prestato per uno shooting lungo che è diventato una vera e propria opera d’arte complessiva. Le foto su tela da stamattina sono state esposte nel corridoio del reparto di Oncologia, dopo le tappe di Benevento e Palermo.
Un lavoro durato tre anni, da quell’idea pensata al progetto realizzato. «Io stavo vivendo un periodo particolare perché colpito da un lutto importante, quello della perdita di mia mamma – ha raccontato Vito Barruzza – ed Ezio è stato capace di coinvolgermi, farmi sorridere, esprimere, attraverso quegli scatti, la mia anima». Quella tra Ezio e Vito è stata un’amicizia nata tra le corsie d’ospedale, tutte due nella stessa condizione di familiare di un malato. Ezio Fiorenza, fotografo dal fiuto raffinato, è rimasto colpito dall’amorevolezza di Vito verso la mamma e i pazienti e così è nata un’amicizia duratura.
Uno shooting lungo, fatto nei ritagli di tempo, fuori l’orario di lavoro, insieme Vito, Ezio ed Enzo Agate, medico anatomopatologo e amico personale dei due, anche lui con la passione per le foto. «Ci siamo divertiti realizzando un progetto che è un viaggio di riflessione personale che si spinge oltre la fotografia», ha detto Enzo Agate. Vito Barruzza è stato interprete di personaggi iconici: il ballerino in tutù rosa, Gastone, il monaco buddista, Queen Mary, la monaca di Monza, fino ad arrivare a Luigi Pirandello, «così Vito è diventato un veicolo per esprimere la complessità delle emozioni», ha detto Ezio Fiorenza.
Stamattina, per la presentazione della mostra, c’erano, tra gli altri, l’ex responsabile di Oncologia Liborio Di Cristina, Angela Accardo, il medico che attualmente guida il reparto, l’intera equipe dell’Unità, Eliana Gucciardo della Psicologia ospedaliera e poi alcuni familiari di pazienti che sono stati assistiti negli anni in reparto. La mostra “Introspezione” non è la prima che viene allestita in Oncologia. La prima esposizione, oggi ha ricordato il medico Enzo Agate, è stata “Trapani, frammenti di una provincia”, nata dalla collaborazione con l’Unione italiana fotoamatori: «le foto le abbiamo considerate sempre parte integrante di un percorso di cura delle persone», ha detto Agate.
Sensibilità, creatività, professionalità e pazienza. Questo si percepisce nelle quindici foto che, passandoci obbligatoriamente per raggiungere le stanze del reparto, consentono di sentire, raccontare e amare. «Ritrarre Vito è stata una sfida – ha detto Ezio Fiorenza – volevo catturare non solo l’aspetto esteriore ma anche l’interiorità, l’essenza che lo distingueva». Fermarsi davanti alle foto su tela è l’occasione per riconoscere frammenti della propria umanità, rivelando aspetti nascosti dell’interiorità. Un esercizio per l’anima, utile a tutti, che non si esaurisce nell’osservazione del singolo ritratto ma nella complessità dell’opera composta dalle 15 tele.