Cosa è stata, oltre la funzionalità liturgica, la chiesa madre di Castelvetrano per la città? E ancora: come va conosciuta la molteplicità di strutture architettoniche e di opere d’arte che vi sono racchiuse al suo interno? A dare risposte a questi e a tanti altri quesiti è il nuovo volume “Il duomo di Santa Maria Assunta” (edizioni Lithos, pp. 127, 25 euro) di Francesco Saverio Calcara, Aurelio Giardina e Vincenzo Napoli, edito nel 2020, in occasione del 500° anniversario della rifondazione della chiesa madre. Un testo che contiene preziosi contributi per rileggere la storia di questo monumento inserito nel Sistema delle piazze e che, a rileggere fonti storiche e documenti, ebbe un’importanza determinante nella vita civica, oltre quella religiosa.

A partire dal 1345 quando Nino I Tagliavia, secondo barone di Castelvetrano, decise di contribuire alle spese per i lavori dell’opera dedicata a Santa Maria, nome originario della chiesa. Da qui il legame dei Tagliavia, diventato ancora più saldo quando Giovan Vincenzo Tagliavia la volle rifondare nel 1520.

«Gli autori di questo nuovo volume sono noti ai lettori perché da anni e con le loro pubblicazioni hanno contribuito alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di questa città – scrive nella prefazione don Giuseppe Ivan Undari – consentendo alle nuove generazioni di conoscere le proprie origini».

Per questo testo completo e straordinario, arricchito meticolosamente da foto nuove e riproduzioni, i tre autori hanno consultato Rolli (la cui copertina è realizzata in carta pecora), Atti, Mandati conservatori presso l’Archivio storico comunale “V. Titone”, Atti notarili, Platea del canonico Giovan Battista Noto, faldoni dell’archivio della chiesa madre, Libri baptizatorum e Libri mortuorum della stessa chiesa. Tutti i documenti esaminati sono scritti a mano, in latino cancelleresco.

«Il quinto centenario della ricostruzione della maggior chiesa ci consegna un compito – scrive ancora nella prefazione don Giuseppe Ivan Undari – ed è quello di sentirci legati a un cammino comune, alla storia di un popolo. È proprio in questo legame che possiamo trovare le energie per un progetto di società che vogliamo sognare e costruire insieme».