E se un giorno ti ritrovassi a centinaia di chilometri dai tuoi affetti, in un letto di pronto soccorso, in piena notte, dopo un brutto incidente stradale e senza lo strumento principale che può salvarti la vita?
Lo strumento ha un nome complicato, ma a Castelvetrano, in provincia di Trapani, è rotto da mesi. Si chiama “intensificatore di brillanza“.

Non sai nemmeno come è fatto e, mentre tutto ti fa male, senti parlare dottori e infermieri in una lingua che non è la tua. Dopo un lungo incubo ti svegli e vieni a sapere che per salvarti i medici non potevano ottenere questo benedetto apparecchio con una telefonata all’ospedale più vicino. Ci voleva l’autorizzazione della prefettura. Burocrazia? Forse.

Ti svegli e vieni a sapere che, nonostante le tre di notte, dalla prefettura qualcuno ha risposto al telefono autorizzando il trasferimento di questo preziosissimo strumento. Stacanovismo istituzionale? Forse. Ti svegli e vieni a sapere che l’anestesista-rianimatore ha ringraziato la prefettura e l’arma dei carabinieri per il loro contributo. Pensi subito che te la sei vista brutta e che poteva succedere il peggio ma, sorpresa, vieni a sapere che il peggio è successo lo stesso.

Sei deceduto qualche ora dopo. La tua morte è descritta confusamente in un breve articoletto sul giornale, a firma di un giornalista portavoce di un politico in vista. Nell’articolo non c’è il tuo nome, non c’è la dinamica dell’incidente, non c’è scritto se guidavi un’auto oppure una moto, un camion, una bicicletta, non c’è scritto quali altri mezzi sono stati coinvolti, non c’è scritto nemmeno quanti anni avevi.

Per te che sei morto ci vuole ormai poco a capire che in quella città non avevi nessun amico, nessuno che avrebbe potuto impedire di trasformare il tuo dolore e quello dei tuoi cari in un anonimo ingrediente di un velato disappunto. Rileggi più volte la fine delle tue speranze e dei tuoi progetti in quelle poche asettiche righe “Nonostante gli sforzi il paziente è deceduto alcune ore dopo” e, abbandonando per sempre chi ti ha voluto bene, pensi che forse, se non fossi stato un tunisino, magari le cose sarebbero andate diversamente. Forse saresti morto lo stesso, ma il titolo dell’articoletto sul Giornale di Sicilia del 21 luglio 2009 a pagina 26, non sarebbe certo stato “Apparecchio in ospedale. Interviene la prefettura“.
In Sicilia se non hai amicizie non sei nessuno. Nemmeno da morto.

Egidio Morici
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