Cronaca

Famiglie senz’acqua: “Viviamo tra bottiglie, bidoni e trasferte”

Antonella Catalanotto è una dei residenti della zona di via Campobello a Castelvetrano e da una settimana è costretta a fare la spola tra casa sua (senz’acqua) e quella di sua mamma o di sua suocera, dove, invece, per fortuna l’acqua c’è. I risvolti nella vita quotidiana delle famiglie che abitano nel quartiere senza acqua sono fatti di disagio ed esasperazione. L’Ufficio tecnico del Comune da alcune settimane sta lavorando alla conduttura ridotta a un colabrodo e dai rubinetti delle case di interi quartieri non esce acqua. «Io abito in piazza Padre Puglisi – racconta Antonella Catalanotto – e nemmeno le autobotti possono darci aiuto. Abbiamo i recipienti sui tetti e non è possibile riempirli».

Così la casa si è riempita di bidoni e bottiglie: «Per le prime necessità facciamo fronte con questi, ma per lavarci andiamo in trasferta». Meno male che a casa della mamma e della suocera l’acqua c’è, «così posso fare il bucato e possiamo farci le docce lì». La questione dell’acqua – un’altra delle criticità che attanaglia la città di Castelvetrano – si trascina oramai da settimane. Dapprima ci sono stati i guasti ai pozzi comunali. Due sono stati riparati, un terzo (Agate), invece, rimane non utilizzabile:

«È necessario intervenire sulla struttura – spiega l’ingegnere Danilo La Rocca – il progetto è pronto ma deve essere finanziato». Poi sono spuntate le perdite. Cioè da una verifica dei tecnici è venuto fuori che la pressione iniziale della condotta, via via si perdeva. Si è scoperto così che i tubi di ferro sono bucati e l’acqua si perde nel terreno.

Ecco perché è stato necessario sostituire i tubi e la situazione dovrebbe tornare alla normalità già entro fine settimana. Ma l’ulteriore problema – come se non bastasse – arriva da “Sicilia Acque”: ieri e oggi la società ha chiuso le proprie valvole non fornendo i 22 litri al secondo previsti, che si aggiungono ai 50 litri provenienti dai pozzi comunali. Questo per lavori alla propria rete. Ai cittadini arrabbiati non rimane che aspettare.

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Max Firreri