Luciano Messina scompare a Castelvetrano il 6 giugno 2007, all’età di 84 anni, dopo aver trascorso una vita molto intensa, dedicata all’impegno sociale e culturale. Oggi, in occasione del 13esimo anniversario di morte dell’ex sindaco della città di Castelvetrano, pubblichiamo di seguito una lettera del figlio, l’avvocato Franco Messina:
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Caro Papa’ Luciano,
vorrei scriverti come se tu fossi ancora qui fra noi.

I tuoi consigli, le tue amorevoli lectio paterne, la tua grande passione e il cuore immenso che hai messo in tutto ciò che facevi, mi mancano.
Mi manchi come punto di riferimento a cui ispirarmi nei momenti più difficili e come, proprio nelle difficoltà esistenziali, riuscivi a orientarmi con la tua saggezza.
Eri un inguaribile idealista e credevi nell’umanità e negli empiti vitali che spingevano gli esseri umani a essere migliori.

Anche quando puntualmente l’uomo dava la peggiore espressione di sé, riuscivi a mitigare i danni della sua cattiveria con la speranza e la fiducia verso il mondo.
Stigmatizzavi all’occorrenza il riprovevole malfatto con durezza quando ti rivolgevi all’uomo malvagio: “Ti scrivo violento/per dirti la rabbia/il tormento/degli onesti e dei buoni/sui quali ogni giorno/tu sfoghi/il livore della tua mente/ammalata.” “Violento mi fai pena”.
Quando spesso ti occupavi di temi sociali complessi, ti preoccupavi sempre della stimolazione dell’anima ai valori perenni dell’uomo “… presumi di essere un titano/ma sei soltanto un gigante/dai piedi d’argilla …” “Tu non sai/ che la statura dell’uomo/la storia/si misura/non dai chili di forza/che ha in corpo/ma dalla capacità/di donarsi e d’amare/la gente.”
(Luciano Messina, Per accendere il sogno, Edizione del Giano, 1993).

Sei stato un padre unico e speciale, un grande esempio di maestro di vita che ha occupato tutti gli spazi sociali più significativi: preside, scrittore, poeta, politico, educatore innovativo, uomo di cultura, musicista, marito, padre e nonno amorevole.
I tuoi alunni ti ricordano con grande affetto, avendo seguito entusiasticamente il tuo motto “la scuola fuori della scuola”, le tue pubblicazioni della collana editoriale degli “Incontri” e il tuo modo ciceroniano di condurli a incontrare il mondo esterno e sino al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite di New York, in gita scolastica di vera istruzione.

I tuoi concittadini hanno memoria di un sindaco attivo, capace, culturalmente impegnato e dalla grande generosità attraverso il dono ai bambini e ai poveri della tua città, dell’intera indennità economica di primo cittadino degli anni 50 (duecentocinquanta milioni di lire dell’epoca) che ha dimostrato plasticamente il tuo amore verso la tua gente.
Ti hanno pure intestato la via dove eri nato in quella cittadina dove tu avevi costruito tutto, scuole, strade, elettricità pubblica, servizi comunali e diffusione culturale con spettacoli artistici e balletti offerti agli Dei di Selinunte, della cui Marinella avevi tracciato non solo il disegno urbanistico.
Ancora ricordo la battaglia civica per evitare la costruzione delle dune carcerarie del parco archeologico selinuntino a cui tu avevi dato respiro internazionale.
Nel mostrare il tuo grande amore per la vita, scrivevi ancora: “I miei occhi la mia mente/sospesi su abissi di tenebra/hanno bisogno della luce e del sorriso dei tuoi occhi/per accendere il sogno/e riscoprire l’eccitante emozione dell’esistere.”
(Per accendere il sogno – Primo premio assoluto per la poesia nel Concorso Nazionale Letterario “Cesare Pavese – Massimo Gori”, 1994 – Chiusa Pesio di Cuneo).
Sei scomparso il 6 giugno 2007, ti sei risparmiata l’emergenza sanitaria pandemica del 2020, ma anche la nuova deriva politica di un populismo qualunquista che avevi conosciuto col berlusconismo individualizzante, di cui non hai visto la nefasta involuzione, con l’avvento della recente incompetente classe politica che ti avrebbe ferito non poco da politico illuminato di servizio che eri. Roba da altro mondo politico.

Franco Messina con il padre

Mi spiace papi e mi scuso per la disattenzione che ti hanno dedicato molto più recentemente, certo a causa del Corona Virus, ma anche per le carenze del nostro cimitero comunale.
Non hai avuto la possibilità di ricevere visite nella nostra cappella per due mesi di pandemia, ma ti hanno anche abbandonato all’incuria e alla sporcizia di erbacce cresciute senza controllo in tutta l’area cimiteriale.
Non hai assistito allo scioglimento di un consiglio comunale già dimessosi in favore di un commissario straordinario, persino magistrato sciolto anche quello e di un sindaco già da prima defilatosi. Non hai potuto criticare l’intervento “punitivo” dei tre commissari straordinari che ci hanno regalato un dissesto finanziario sempre per colpa addebitata sbrigativamente alla precedente politica.
La tua povera cittadina è divenuta campo di battaglia fra guerrieri del male e del bene che, incuranti delle migliaia di bravi cittadini, si contendono lo scettro della vittoria utilizzando qualunque arma e senza esclusione di colpo alcuno.

(Libro Bianco per Castelvetrano Selinunte 2018)
Persino l’edificio ospedaliero che tu hai voluto e ottenuto insieme al senatore Vito Bellafiore e ai politici illuminati di quel tempo, costruito a ristoro dei danni del terremoto del 1968 a presidio della salute pubblica dei cittadini della Valle del Belice, zona sismica di secondo grado, la politica regionale nella GURS 2019 lo intende distruggere, trasferire e declassare, meno male che tu non l’abbia saputo.Hanno già cominciato chiudendo il reparto di ortopedia.
Pensa papà, l’ho anche scritto al tuo amico Sergio Mattarella, come sai lui è un politico per bene e un uomo pacato, mi ha risposto di suo pugno rassicurandomi che “ne avrebbe tenuto in debito conto”.

Sono certo papà che condivideresti quanto urlato dai giovani Scout castelvetranesi a conclusione del corteo del 16 giugno 2018 #sonocastelvetranesenonsonomafioso: “Noi siamo concittadini di Giovanni Pantaleo, il cappellano dei Mille, e di Giovanni Gentile, l’unico vero riformatore della scuola italiana, tra i maggiori filosofi del ‘900. Noi siamo concittadini del pittore Gennaro Pardo, del musicista Raffaele Caravaglios, dello storico Giovan Battista Ferrigno, dell’erudito Leonardo Centonze, dell’editore Lorenzo Settimo Lentini, dello scrittore Virgilio Titone, del letterato Giorgio Santangelo, del poeta Gianni Diecidue, del saggista Ferruccio Centonze, del medico ricercatore Maurizio Vignola, dell’educatore Luciano Messina, del critico d’arte Giuseppe Basile, del latinista Rosario Di Bella, della pittrice Lia Calamia e di tanti altri uomini nei quali ci riconosciamo.”

Se abbiamo avuto la necessità di urlare così forte per la nostra identità castelvetranese, non puoi nemmeno immaginare che fine ha fatto l’identità siciliana affidata con l’assessorato ai beni culturali, di cui tu sei stato espressione consultiva regionale.
La delega assessoriale prima affidata a Sebastiano Tusa, viene oggi consegnata alla Lega nord, proprio quella di Bossi, Maroni, Borghezio, Calderoli e Salvini.

Ma di ciò non dico altro per un sentimento di pudicizia e di vergogna, non fosse altro per l’erronea affermazione dell’assessore ai beni culturali sul parco archeologico più grande della Sicilia di Siracusa, allorquando Selinunte è il più grande dell’intera Europa.
Ciao Papà Luciano, nel giorno del tredicesimo anno dalla tua scomparsa, la consolazione che tu non debba assistere a tutto questo scempio sociale e alla nostra imperante povertà culturale che ormai alligna indisturbata.

Tuo figlio Franco.