Momenti di grande commozione oggi in Chiesa Madre a Castelvetrano durante la celebrazione delle esequie per l’ex sindaco Gianni Pompeo. Dopo la messa, celebrata dal Vescovo monsignor Domenico Mogavero, l’arciprete Don Giuseppe Undari e Don Rino Giuseppe Randazzo, hanno preso la parola il marito della figlia di Pompeo, una nipote e Francesco Saverio Calcara.

Riportiamo di seguito il testo del messaggio letto da Calcara

Caro Gianni,
non eri un uomo perfetto ed io non starò qui a farti il santino, giusto perché quando si lascia questa vita terrena, si diventa tutti buoni e suscitatori di tardivi quanto inutili rimpianti. Non avevi, come suol dirsi, un carattere facile, ed anche l’ultima sera in cui ci siamo visti non ci siamo trovati d’accordo su tutto e tu hai usato parole dure nei confronti di alcuni di noi. Però ci siamo lasciati con un abbraccio, nella mutua, seppur non espressa, convinzione che alla fine, come sempre, avremmo trovato una intesa.

Eri cocciuto e testardo, ma di una testardaggine che, senza darlo ad intendere, riusciva, tuttavia, ad aprirsi alle ragioni degli altri, coniugandole alle tue.
Non eri perfetto, ma eri un uomo per bene, generoso e onesto; innamorato della tua famiglia, del tuo lavoro, della tua città.

Per essa, come ben sa chi ha avuto il privilegio di esserti stato accanto, hai profuso tempo e un impegno indefesso, conseguendo risultati che sono sotto gli occhi di tutti, e su cui a nessuno oggi è concesso di gettare ombre o fango, nel patetico tentativo di stemperare, in nome di una comune damnatio, errori e responsabilità.

Sei stato una guida che ha saputo naturalmente trasmettere, in un mondo dominato dal pensiero debole, valori e convincimenti forti: una fede, matura e non ostentata, in Dio e nella sua Chiesa; il sentimento della centralità della famiglia; il culto per l’amicizia; la passione per la professione medica; l’attenzione per i deboli; l’interesse per i giovani; l’apertura alle problematiche sociali; il senso dello Stato e delle istituzioni; la ricerca del bene comune.

Né io, né gli altri amici dimenticheremo le tue parole, pronunciate in quell’ultimo nostro incontro – parole che oggi assumono quasi il valore di un testamento spirituale – allorché rivendicavi con forza la giustezza delle tue scelte politiche e amministrative, dicendoti pronto a difenderle, prove alla mano e nelle sedi opportune, contro chiunque avesse voluto metterne in dubbio l’opportunità e la correttezza.

Ecco, caro Gianni, in questa giornata tristissima del distacco, noi ti promettiamo che sapremo raccogliere il tuo testimone e sapremo essere fedeli, sulla scorta del tuo esempio, all’insegnamento che ci hai dato.

Tu, dal mondo di verità e di pace che è appannaggio dei giusti, guida i nostri passi, dirigi le nostre azioni, e invoca la protezione divina su noi e su questa Città, oggi ancor più sventurata, orbata com’e di un Padre che tanto l’ha amata.

Francesco Saverio Calcara