A Selinunte, in contrada Cavallaro, c’è un terreno di quasi settemila metri quadri. La proprietaria del terreno, Anna Maria Li Causi, presenta domanda al comune e ottiene ad agosto del 2005 un piano di lottizzazione per realizzare edifici residenziali da villeggiatura.

Nell’aprile del 2006 il terreno viene venduto alla Di Stefano Costruzioni S.r.l., che dopo meno di un anno, presenta al comune una variante di progetto sulle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, la manutenzione delle aree verdi e l’importo oggetto della polizza di fideiussione.

Per questa variante il consiglio comunale si riunisce lo scorso 27 maggio e il presidente Francesco Lombardo comincia a leggere di fretta la delibera da approvare, enunciando relazioni tecniche, pareri della Asl, del settore servizi tecnici e così via.

Ma alcuni consiglieri non ci stanno, Giovanni Impallari (Pdl) fa notare al presidente che sta leggendo troppo di fretta e che non si capisce nulla. Gli animi si scaldano e il presidente è sempre più nervoso.
A quel punto Simone Mistretta (Udc) chiede un parere tecnico su questa misteriosa variante all’ingegnere La Rocca, presente in aula, in modo da avere le idee chiare prima di votare.

La risposta dell’ingegnere è però molto vaga: “Il subentrante praticamente ha poi… nell’iniziare i lavori… ha fatto un rilevo e ha riscontrato delle piccole differenze… ma piccole… sono lievi differenze del terreno. Poi ha portato delle sempre lievi differenze… non diciamo sostanziali proprio, sulla disposizione delle aree da cedere per le strutture primarie e secondarie, nonché una diciamo diversa… distribuzione… non distribuzione ma insomma, diciamo una diversa tipologia degli edifici. Ma diversa però non in maniera evidente, diciamo. Quindi non… non ci sono diciamo grosse…”.


Quando il consigliere Mistretta chiede di entrare nello specifico di queste differenze del terreno, il presidente Lombardo risponde che è tutto negli atti e nelle tavole comparative e, mettendo fine al botta e risposta, si affretta a passare alla votazione dell’atto deliberativo:
Chi è d’accordo resti seduto, chi è contrario si alzi”.
Antonino De Francesco (Pdl) chiede però l’appello nominale, poi insieme ad altri abbandona l’aula e l’atto deliberativo viene votato da 13 consiglieri, all’unanimità dei presenti.
Dopo il voto, chi era uscito rientra e il presidente Francesco Lombardo viene bacchettato da più parti.
Io avrei voluto entrare nel merito di quest’atto deliberativo – esordisce il consigliere Impallari – ma lei ha proceduto subito con le votazioni e non si è capito più niente. Siamo stati messi di fronte alla votazione di un atto di cui non si è capito nulla. Forse avrà avuto una giornata negativa, ma è bene che questo non influisca sul consiglio comunale. Lei dovrebbe essere sempre sereno, disponibile e super partes, come è sempre stato. Lei è una persona molto equilibrata ma quando sbaglia è giusto che anche lei venga bacchettato”.

Va giù duro il consigliere Calogero Martire (Pdl): “Sulle lottizzazioni non si può improvvisare, perché si possono commettere degli errori che poi si pagano con gli avvisi di garanzia. E non riesco a capire la velocità con la quale lei conduce questi lavori, dando l’impressione anche di avere degli interessi sugli atti deliberativi che andiamo ad approvare. O lei dà la possibilità ai consiglieri di approfondire gli atti nella maniera dovuta o per quanto mi riguarda io sono disposto a non votare più nemmeno un atto deliberativo. Lo dico ufficialmente perché non intendo essere messo in difficoltà né da lei ne da altri”, “Non può essere lei il garante di un atto deliberativo di fondamentale importanza – aggiunge Martire – Non è la prima volta che lo fa. Ma lei non può interrompere un tecnico dicendo ‘va bene, è tutto a posto, andiamo avanti’. Non è più possibile andare avanti così. O gli atti deliberativi vengono discussi per benino, dialogando anche con i dirigenti e, se necessario, sospendendo anche le discussioni, oppure io non voterò più un atto presentato dalla sua presidenza.

Sarcastico è invece l’intervento del consigliere Santo Sacco: “ Caro presidente, da quando lei ha cominciato la dieta ha accelerato un po’ troppo. Vero è che perdendo peso si diventa più snelli, ma non si possono snellire forzatamente anche i tempi di approvazione di atti deliberativi così importanti che riguardano la collettività. Quindi la prego da ora in avanti di adottare un metodo che possa rendere partecipe l’intero consiglio comunale su quello che si sta andando a votare”.


Nel frattempo c’è chi entra e chi esce e le presenze in consiglio sono ormai fluttuanti, fino a quando alla fine si riducono a sette. Manca il numero legale e la seduta viene sciolta.
L’indomani il consiglio comunale si riunisce per approvare degli atti deliberativi finalizzati all’approvazione del bilancio di previsione (dal quale si potrebbe capire finalmente la reale copertura finanziaria relativa a ciò che si vuole realizzare per la città), ma anche in questo caso non si capisce nulla.

L’impressione che il consiglio approvi le cose a scatola chiusa è davvero tangibile e ciò che il consigliere Martire dice al presidente Lombardo risulta illuminante: “Ancora una volta, malgrado abbiamo tentato di approfondire l’argomento, onestamente non ho capito nulla di quello che lei ha letto dell’atto deliberativo. Mi fido però del lavoro svolto dalle commissioni e quindi voterò favorevolmente”.

Egidio Morici
per “L’isola”, quindicinale di informazione della provincia di Trapani