Non c’erano solo gli appalti pubblici negli affari della cosca di Campobello di Mazara, falciata venerdì scorso con l’emissione di 11 ordini di arresto, tra cui quello al sindaco della stessa città, Ciro Caravà.

I mafiosi, da tempo, avevano sotto controllo il mercato dell’olio. Il prezzo lo facevano loro, e nessuno poteva fargli concorrenza a Campobello. Una mafia che fa business con il prodotto tipico della zona. Dalle carte dell’inchiesta esce anche questo.

Ci sono due aziende olivicole che in poco tempo conquistano il mercato della zona. Una è la “Fontane d’oro”, l’altra la “Eurofarida”. La prima sequestrata nell’ambito dell’operazione Golem. Alla seconda invece i sigilli sono scattati proprio in Campus Belli. Valore dell’azienda, 2 milioni di euro. E c’è anche un consorzio fra olivicoltori, il cui scopo era quello di “determinare i prezzi delle olive senza sottostare alle regole del mercato, bensì avvalendosi della capacità di intimidazione dell’associazione mafiosa”.

L’azienda va bene e per un periodo si parlò anche di fare entrare nella società Giuseppe Grigoli, l’uomo Despar, cassiere di Matteo Messina Denaro condannato a 12 anni. Grigoli, nelle intenzioni dei campobellesi, doveva finanziare la ditta olivicola con 100 mila euro. Poi cadde tutto, Grigoli venne arrestato e l’affare saltò. Allora ci si spostò prima verso lo stesso Luppino, poi verso l’imprenditore Filippo Greco.

L’Eurofarida comandava il mercato. Quando si parlò del consorzio si intravide la possibilità di fare entrare il Gruppo Curaba operante a Castelvetrano…

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