Condannato in primo grado per traffico di armi e associazione a delinquere, pena confermata in Corte d’Appello e oggi, dopo la revisione del processo, è stato assolto dalla Corte d’Appello di Caltanissetta.

A richiedere la revisione del processo per Giuseppe Cirrotta, 48 anni, di Campobello di Mazara, è stato il suo avvocato Baldassare Lauria: il legale l’ha improntata sul contrasto di giudizio, dopo che gli stessi coimputati, processati col rito dibattimentale, furono assolti per gli stessi reati. Cirrotta, invece, scelse il rito abbreviato e venne condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione. La pena fu poi confermata dalla Corte d’Appello di Palermo.

Giuseppe Cirrotta (il secondo da sinistra) con gli avvocati Laura Ancora, Vania Giamporcaro e Baldassare Lauria

Oltre al contrasto di giudizio, l’avvocato Baldassare Lauria ha chiesto la revisione del processo per prove nuove o mancata valutazione di prove a carico dell’imputato che, durante il dibattimento, non vennero considerate per Cirrotta ma solo per gli altri imputati.

«L’assoluzione di Giuseppe Cirrotta, che in giovane età scontò quattro anni di carcere, mette ancora una volta in luce la fragilità del sistema giudiziario italiano, caratterizzato da approssimazione nel giudizio e scarsa attenzione ai diritti dell’imputato. Nel nostro caso, il giudice di primo grado aveva attribuito una frase pronunciata nel corso di una conversazione intercettata che denotava il possesso di armi, al Cirrotta e, invece, una perizia prodotta in fase dibattimentale ha dimostrato che era stata pronunciata da un altro interlocutore – ha detto l’avvocato Baldassare Lauria – anche in questo caso c’è un danno non più riparabile, con la collega Laura Ancona, stiamo valutando anche l’ipotesi della causa per responsabilità civile dei magistrati, atteso l’evidente errore. Auspichiamo che la nostra società sappia davvero maturare maggiore prudenza e sensibilità sul tema della presunzione di innocenza».

Giuseppe Cirrotta, diplomato geometra, da tre anni si è trasferito a Roma, dove insegna in un Istituto tecnico per geometri. La sua vicenda giudiziaria è iniziata nel 1996, quando venne arrestato per associazione a delinquere e porto d’armi.

In carcere rimase rinchiuso per tre anni e otto mesi, ma in tutte le sedi giudiziarie ha sempre ribadito la sua innocenza. Anche i tre collaboratori di giustizia che hanno contributo all’inchiesta dove rimase coinvolto Cirrotta, non l’hanno mai riconosciuto. In vent’anni l’uomo di Campobello di Mazara non si è mai rassegnato. Ecco perché nel 2014 si è rivolto a «Progetto Innocenti», l’associazione che si batte da anni per la revisione dei processi in cui emerge in modo chiaro la mancanza di qualsiasi responsabilità di persone ingiustamente condannate.

Da qui la difesa affidata a Baldassare Lauria e Laura Ancona. «Quella vicenda giudiziaria, l’arresto, il carcere mi hanno segnato per la vita – spiega ora Giuseppe Cirrotta, da tre anni insegnante a Roma – allora ho perso il lavoro come articolista al Comune di Campobello di Mazara e, dopo aver vinto il concorso dei Vigili del Fuoco, fui escluso. In questi lunghi anni non ho mai accettato quella condanna ingiusta e mi sono sempre professato innocente. Questa sentenza mi rinforza in un percorso di riscatto morale».

Dopo il deposito delle motivazioni della sentenza – che avverrà entro 90 giorni – gli avvocati avvieranno l’iter per il risarcimento per l’ingiusta detenzione.

di Max Firreri e Laura Spano
per Giornale di Sicilia