Signor Daniele Mangiaracina, che vittoria è stata questa che con la quale è diventato nuovamente sindaco di Campobello di Mazara?
«È stata una bellissima vittoria perché ha vinto la città, mi ha voluto bene, mi ha dato ancora più fiducia. Io sono contento, così come la mia famiglia, la mia squadra, i candidati al consiglio comunale. È stato un grande successo, siamo cresciuti giorno dopo giorno. Io non avrei voluto più candidarmi, però alla fine l’amore per la città vince su tutto e quindi siamo ancora qui protagonisti e speriamo di ridare dignità e decoro alla nostra città».
Dal 2006 al 2026 sono passati 20 anni. A che cosa gli sono serviti?
«Sono cresciuto tantissimo. Quando ho fatto il sindaco avevo poco più di trent’anni ed ero giovanissimo e ho fatto tanta esperienza. Anche se allora abbiamo conseguito tanti risultati, non avevo la maturità che ho adesso e, quindi, cercherò di dare ancora di più con la mia esperienza, la mia competenza. So come funziona la macchina amministrativa, conosco i dipendenti, conosco il sistema. non so come funziona la macchina conosco i dipendenti. Conosco il sistema pubblico. Da quando sarò proclamato sindaco mi metterò al lavoro per la città e così dare le risposte che i cittadini attendono da tanto tempo».
Facendo una sua analisi, dall’altra parte, ossia nella coalizione di Piero Di Stefano, cosa non ha funzionato?
«Secondo me non ha funzionato il metodo. Perché l’uscente Giuseppe Castiglione cercava il terzo mandato, e poi alla fine lo ha ricercato ancora e questo, evidentemente, ha indebolito la figura del candidato Piero Di Stefano. E questo, diciamo, che è stato un vantaggio per noi. Perché noi avevamo scelto candidato e coalizione, scendendo in campo con le idee chiare, dall’altro lato si tentennava col terzo mandato si, terzo mandato no. La continuità amministrativa non ha pagato il candidato Di Stefano e la città ha giudicato, bocciando l’operato dell’amministrazione uscente».
Primi impegni da sindaco?
«Macchina amministrativa da aggiustare, mettere le persone giuste al posto giusto, riducendo anche il quadro dirigenziale per economizzare e rilanciare con più efficienza e più efficace la macchina amministrativa. Poi guardare alle frazioni e ai loro servizi».