[di Max Firreri, GdS] Ylenia era un cane randagio che viveva nella zona popolare di fronte la parrocchia Madonna di Fatima a Campobello di Mazara. Si aggirava tra le palazzine e, nelle sue lunghe passeggiate, si spingeva per qualche chilometro in cerca di cibo. Chi l’ha conosciuto parla di un cane docile, bisognoso d’affetto.

I primi di dicembre quel cane bianco a macchie nere è stato avvelenato: «Aveva ingerito trito di carne impastato a lumachicida – racconta Margherita Pellegrino – per lei non c’è stato nulla da fare». La storia di questo amico a quattro zampe che non c’è più, stavolta non è passata sottotono. Un video con immagini forti sui social, un incontro con il comandante della polizia municipale Giuliano Panierino e ieri un corteo-fiaccolata per le vie della città, per ricordare Ylenia. Un’occasione, in effetti, per sensibilizzare i cittadini di Campobello di Mazara alla tematica del randagismo. Argomento spinoso che negli anni ha messo alla prova impegno di uomini e risorse da parte del Comune. Nel 2016 sono stati spesi 15 mila euro, altrettanti si pensa, almeno in prima battuta, nel 2017.

La fiaccolata di ieri è stata promossa dal Comitato «Randagi di Campobello», trenta volontari che da agosto scorso si attivano ogni giorno per dare da mangiare e curare i cani senza padrone in tutto il territorio di Campobello e delle due frazioni di Tre Fontane e Torretta Granitola.

«Ce ne sono quasi trecento – dice Veronica Mangiaracina – gli ultimi sette cuccioli li abbiamo trovati domenica scorsa dentro una scatola sul prolungamento di via Roma». Ogni giorno per i volontari è una missione in giro per il territorio. Port bagagli pieno di cibo e acqua e via per accudire i cani sparsi un po’ ovunque, anche nei centri abitati di Campobello e delle frazioni.

«Come compriamo i croccantini? Ci autotassiamo – spiega ancora Veronica – e in parte riceviamo somme in beneficenza». Come nel caso di suo papà Gaspare, morto qualche settimana fa, le cui offerte raccolte sono state devolute al Comitato. Qualche emigrato, altresì, si è prontato anche da Milano e dalla Svizzera: ha conosciuto il gruppo su Facebook e ha chiesto un indirizzo per spedire due colli pieni di cibo. L’impegno dei volontari ha trovato spalla anche nell’amministrazione comunale che, proprio qualche giorno fa, ha provveduto ad affidare alla Laica di Castelvetrano il servizio di cattura, accalappiamento, trasporto, ricovero, sterilizzazione, custodia e mantenimento dei cani randagi presenti nel territorio. Con 9.500 euro si potranno sterilizzare 45 cani. Ma non basteranno. «Ad oggi non sappiamo con certezza quanti cani randagi ci siano sul nostro territorio» dice ancora Veronica Mangiaracina. Al Comune, in effetti, qualche anno addietro i commissari prefettizi, nell’intento di modificare l’assetto dell’Ufficio anagrafe canina (in origine affidato alla Polizia Municipale), di fatto l’hanno smantellato. L’Ufficio non c’è più e non viene più garantita la microcippatura in loco.

Ieri al corteo, insieme a quasi 50 cittadini, c’erano anche il sindaco Giuseppe Castiglione, il presidente del consiglio Simone Tumminello, il vice Piero Di Stefano, carabinieri e il comandante della Polizia Municipale Giuliano Panierino. «L’aiuto di ogni cittadino può rivelarsi davvero importante. Per questo ringrazio pubblicamente questi giovani volontari che ogni giorno dedicano un po’ del loro tempo agli animali» ha detto il sindaco.

di Max Firreri
per Giornale di Sicilia