[di Tommaso Bertolino] Chi conosce le variegate vicissitudini amministrative di questo comprensorio non può continuare a lasciare passare la palla quando si parla di sviluppo e di rinascita del territorio con particolare riferimento a quello della frazione di Triscina.

Appare del tutto ingeneroso che un’intera comunità debba, ancora oggi, “pagare il pegno” per il mancato avvio di procedimenti e di adempimenti amministrativi in materia di pianificazione del territorio e di formazione e/o rielaborazione del Piano regolare generale della città.

Poco significativi sono risultati i recenti tentativi di pianificazione del territorio, almeno nella parte in cui si è creduto di avere avviato interventi di riqualificazione costiera o di rigenerazione urbana in un territorio caratterizzato da una rilevante presenza di interventi edilizi (sia pubblici che privati) in assenza di infrastrutture primarie e secondarie”.
Da quando è stato approvato il piano regolatore di Triscina, che cosa è stato messo in atto per perseguire l’interesse pubblico ed assicurare l’armonico sviluppo edilizio a salvaguardia del territorio?
La nuova Amministrazione comunale e l’assessore al ramo arch. Maurizio Oddo ha inserito nella sua agenda politica, la cosiddetta “regolamentazione urbanistica” delle aree rimaste assoggettate al vincolo di esproprio (oggi decaduto) quanto mai necessaria per ridefinire l’assetto urbanistico del territorio?

Si è posta l’attenzione su come sarebbe potuta diventare Triscina se fosse stata avviata la regolamentazione di queste aree e di tante altre rimaste assoggettate al vincolo di esproprio per la realizzazione di opere e di interventi di pubblica utilità come ad esempio strade, piazze, impianti di illuminazione, parcheggi, sistemazione di aree a verde pubblico, parchi urbani, reti idriche e fognarie, asili nido, servizi di pubblica utilità ect., mai realizzate?
Per non parlare poi dei danni inferti al territorio da una pianificazione “calata dall’alto” e che con il vincolo dei piani di recupero (solo per citare un esempio) calati nel piano Paesistico di Marinella di Selinunte e Triscina, hanno bloccato dal 2017 l’attività edilizia che invece dal 2009 aveva iniziato a dare i primi segnali di ripresa economica.
Nell’esprimere un personale compiacimento per le iniziative recentemente portate avanti dall’ assessore arch. Oddo ritengo comunque doveroso puntualizzare, quale architetto e paesaggista, l’importanza nell’intraprendere immediate azioni dirette alla presentazione delle eventuali osservazioni al Piano Paesistico entro il 31 dicembre 2019 (come da informativa PEC trasmessa al comune di Castelvetrano nel luglio del 2019) e contestualmente avviare tutte quelle procedure e adempimenti correlati all’assegnazione della destinazione urbanistica delle tante aree interessate da “vincoli decaduti”.

Va da sé constatare come la superficialità e la mancata trattazione (almeno fino ad oggi) dei procedimenti di pianificazione posti in essere ha contribuito ad accelerare quei fenomeni di “edilizia spontanea”e di “degrado ambientale” che nel tempo hanno compromesso l’ordinato sviluppo della borgata e contestualmente leso i diritti di tanti nostri concittadini e proprietari dei terreni vincolati dal vigente e datato piano urbanistico.

In tale direzione vale altresì ricordare che la non intervenuta “dichiarazione di pubblica utilità” dell’opera pubblica prevista dal piano regolatore potrebbe innescare quel meccanismo (assolutamente legittimo da parte dei cittadini lesi dal “diritto di costruire” e del “sostanziale valore economico” del terreno) di richiesta di pagamento delle aree da oltre 20 anni vincolate, quale indennità di esproprio per la reiterata e mancata realizzazione dell’opera pubblica prevista dall’obsoleto piano redatto dal comune di Castelvetrano.

Sfruttare e riutilizzare gli spazi che non hanno mai avuto alcuna utilizzazione, vuol dire porre l’attenzione sui tanti ambiti e comparti urbani previsti nel piano regolatore sottoposti a provvedimento di esproprio e non interessati, da 25 anni a questa parte, da programmi di riqualificazione e di valorizzazione che da un momento all’altro potrebbero invece trasformarsi in un vero e proprio “papello” che il comune sarebbe costretto a dover pagare ai proprietari dei terreni per troppo lungo tempo lesi dal diritto di costruire.
Ed è per scongiurare tutto ciò che l’amministrazione di questa città dovrà, con estrema priorità, recitare la propria parte!

Arch. Tommaso BERTOLINO