Si è celebrata Venerdì 2 aprile la “Giornata mondiale della Consapevolezza sull’Autismo”, WAAD – World Autism Awareness Day, che l’Assemblea Generale dell’ONU ha istituito nel 2007 per richiamare l’attenzione sui diritti delle persone con disturbi dello spettro autistico e su quelli delle loro famiglie. Per l’occasione, durante tutta la settimana, la Scuola si è colorata di blu, per “accendere” una luce speciale.

Dal 29 marzo al 9 aprile, tutti gli alunni, sia della Scuola dell’Infanzia che della Scuola Primaria, sono stati sensibilizzati attraverso percorsi formativi di conoscenza, consapevolezza e riflessione sulla tematica dell’autismo, con visione di cartoni animati e docu-film, interviste, poesie, lavori di cartellonistica, cruciverba e anagrammi, flashmob, performance canore, powerpoint, video. Considerata la rilevanza educativa, culturale e sociale dell’iniziativa e a testimonianza dell’attenzione che la Scuola, da sempre, pone all’inclusione di alunni con vulnerabilità, nella giornata del 9 Aprile si è tenuto un Seminario formativo dal titolo “ ACCENDIAMOCI DI BLU”, in collaborazione con l’Istituto di Ortofonologia di Roma, destinato a docenti, assistenti alla comunicazione, genitori.

Al Seminario, svoltosi in video-conferenza, sono intervenuti, in qualità di esperti, Magda Di Renzo, Psicologa, Psicoterapeuta dell’età evolutiva, Analista junghiana e Direttrice della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicodinamica dell’età evolutiva dell’IdO di Roma e Paolo Pace, Neuropsichiatra Infantile.
Ad apertura dei lavori la Dirigente scolastica Maria Luisa Simanella ha evidenziato l’eco positiva delle attività realizzate dalla Scuola su tutta la comunità castelvetranese ed ha sottolineato l’importanza di vivere in una società veramente inclusiva, in cui vengano rispettati e garantiti i diritti di tutte le cittadine e di tutti i cittadini. “ Il nostro sistema di Istruzione può vantare una legislazione tra le più avanzate al mondo per quanto riguarda l’inclusione scolastica, ma è necessario promuovere una sempre maggiore consapevolezza rispetto a questo tema per migliorare le opportunità di formazione e di crescita di alunni e studenti con disabilità e di tutta la comunità scolastica. Non serve una grande fatica: basta partire dal fondamento che l’autismo non è una malattia, ma un modo diverso di relazionarsi con il mondo e con ciò che ci circonda, con dei “codici di lettura” diversi e un “sistema operativo” alternativo rispetto a quello che conosciamo”.
Lancia un messaggio sereno e rassicurante Magda Di Renzo, sottolineando come in questo disturbo del neurosviluppo, i bambini presentano un funzionamento atipico che non significa necessariamente inferiore, ma diverso da quel trend evolutivo che noi consideriamo normale e pertanto il bambino autistico diventa portatore di nuove prospettive anche nel contesto scolastico. “ Siamo noi, come operatori dotati di sviluppo normotipico e capacità di adattamento, a doverci adattare al funzionamento del bambino comprendendolo, per poi aiutarlo ad entrare nel mondo convenzionale della comunicazione e ad aderire al contesto sociale. Voler forzare, con quegli strumenti presunti della normalità – sottolinea la psicoterapeuta- il bambino dentro un binario diverso dello sviluppo può rappresentare un danno, perché violenta il suo trend evolutivo. La sinergia è importante ed è doveroso aiutare i genitori, sostenerli con percorsi individuali o di gruppo, insieme ai bambini per condividere socialmente le difficoltà, affinché possano incontrare il loro bambino secondo le sue modalità”.
Magda Di Renzo nel suo libro “Autismo Progetto Tartaruga parla dell’approccio evolutivo-relazionale a mediazione corporea”, in cui sistematizza il modello DERBBI (Developmental Emotional Regulation and Body-Based Intervention), per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico , basato sulla relazione e la regolazione emotiva, la cui specificità è l’utilizzazione della dimensione corporea.
Il dott. Paolo Pace conferma l’efficacia dell’approccio evolutivo integrato a mediazione corporea adottato e teorizzato dall’IdO, testimoniando che questo modello consente all’operatore sia di attivare dei canali che rendono la relazione sintonica con il bambino autistico che di ricevere feedback utili sullo stato di benessere di entrambi. “Nella relazione con l’insegnante- afferma- dovrebbe essere fondamentale la sintonizzazione affettiva e l’importanza di saper “attendere, senza cambiare gli elementi, ma rispettando i tempi del bambino, solo così si attiverà il piacere, l’interesse per l’apprendimento nel bambino e si potrà chiedergli di imparare. Spesso la pressione ad ottenere determinate performance da parte dei bambini è più un soddisfacimento del bisogno dell’adulto che di quello del bambino- conclude il neuropsichiatra- La realtà è che per essere ‘evolutivi’ bisogna avere molta pazienza”.

Addetto Stampa
Ins. Angela Scirè