auto fiammeSi è chiuso il cerchio attorno agli attentatori che tra la notte del 22 febbraio 2012 ed il mattino del giorno seguente, fecero prima deflagrare un rudimentale ordigno esplosivo detto “bomba carta” e poi scagliarono una “bottiglia molotov” contro la sede della segreteria politica dell’allora Senatore della Repubblica Antonino Papania, un atto che suscitò il clamore dell’opinione pubblica. Finalmente dopo lunghe ed accurate indagini, la giustizia ha dato volto e nome agli attentatori, nei confronti dei quali sono spiccate altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari dott. Antonio Cavasino.

Le complesse indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Trapani dott. Marcello Viola e dal Sostituto Procuratore della Repubblica dottoressa Rossana Penna e che hanno visto impegnati nelle attività investigative gli uomini del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Alcamo unitamente al locale Commissariato di P.S., hanno permesso di risalire al movente ed agli esecutori del gravissimo gesto che aveva creato allarme tra gli abitanti alcamesi e non solo. L’eco del gesto intimidatorio era arrivato fino a Roma, suscitando parole di sdegno e biasimo per il grave fatto.

Gli inquirenti, infatti, attraverso articolate attività investigative, sia di natura tecnica, che di tipo tradizionale, hanno ricostruito uno spaccato sociale caratterizzato da arroganza e prevaricazione, nell’ambito del quale è emerso il progetto criminoso posto in essere da tre pregiudicati alcamesi, finalizzato ad estorcere con la violenza e le minacce dirette nei confronti dell’allora senatore Antonino Papania, la garanzia della loro assunzione presso la ditta AIMERI Ambiente, operante nell’ambito della Provincia di Trapani nel settore della raccolta dei rifiuti.

I reati contestati ai tre sono quello di tentata estorsione, fabbricazione, detenzione e porto illegale di un ordigno esplosivo e danneggiamento aggravato, avendo posto in essere atti idonei diretti in maniera non equivoca, mediante il duplice danneggiamento ai danni della segreteria del senatore con l’esplosione della bomba carta prima e della bottiglia molotov poi, a costringere il senatore Papania ad attivarsi in modo tale da far conseguire loro l’assunzione presso la società AIMERI, operante nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, non riuscendo nell’intento criminoso per cause indipendenti dalla loro volontà e con l’aggravante del fatto commesso con armi ed in più persone, in particolare avvalendosi della collaborazione di una quarta persona, una donna, tale C. M., classe 87, appartenente a frange anarchiche, allo stato attuale indagata in stato di libertà per la realizzazione della così detta “bomba carta”.

Alle prime luci dell’alba è scattato il blitz di carabinieri e polizia, i militari della Compagnia di Alcamo, con l’ausilio del 9° nucleo elicotteri di Palermo, davano esecuzione a due dei provvedimenti emessi dalla Procura, traendo in arresto il pregiudicato, alcamese, AMATO Enzo, classe 75, soggetto pluripregiudicato per reati di ricettazione, detenzione illegale di arma da sparo, traffico di sostanze stupefacenti, furto ed evasione e notificando l’ordinanza in carcere in quanto già detenuto nei confronti di DOMINGO Francesco, alcamese, classe 83, pluripregiudicato con precedenti per omicidio ed occultamento di cadavere, mentre contemporaneamente la Polizia di Stato procedeva all’arresto di MISTRETTA Antonino, alcamese, classe 74, già detenuto agli arresti domiciliari, anche questi personaggio noto poiché pluripregiudicato per numerosi reati quali ricettazione, rapina, spaccio di droga, furto aggravato, violazione di domicilio, lesioni personali, detenzione illegale di armi.

Con gli odierni arresti operati dai Carabinieri della Compagnia di Alcamo e dal Commissariato di P.S, viene posta la parole fine ad un capitolo oscuro della storia alcamese, già tristemente segnata per la cruenta guerra di mafia che negli anni novanta aveva insanguinato la cittadina ubicata alle soglie del trapanese, ma questa volta, dietro l’allarmante episodio criminoso, sembra non celarsi l’ombra della criminalità organizzata, ma piuttosto interessi di altra natura.

Comunicato Stampa CC