[di Giacomo Moceri] Nella splendida cornice del Castello Grifeo di Partanna è andato in scena “Fango”, dramma didattico scritto dal giornalista di Repubblica Gabriello Montemagno. Di “Fango” ho già scritto in passato, quando nel lontano 2 settembre del 2015 gli allievi di Giacomo Bonagiuso lo portarono in scena a Triscina.

Ma torno a scriverne volentieri, perché, se è vero che ogni spettacolo è in sé diverso, che cambiano i volti, le voci, le età degli interpreti, è pur vero che non cambia e non dovrebbe cambiare mai la nostra determinazione, la nostra sincera commozione, nello scrivere, nell’urlare tutti insieme un perentorio “NO”: no all’ingiustizia, no al malaffare, no agli intrallazzi, no a chi ha cosparso e continua a cospargere di fango questa terra maledetta, noi compresi. Ecco perché è necessario coltivare il seme della giustizia e della legalità attraverso il teatro e la cultura. Il “fango” prospera nell’ignoranza, nell’indifferenza, nel pressapochismo.

Lo sa bene chi viene a Castelvetrano per realizzare un documentario su Matteo Messina Denaro e si ritrova a intervistare il primo che passa per la strada e che non fa altro che gettare ancora del fango, in prima serata su un canale nazionale, sul nome di tutti i cittadini che, invece, quel fango vorrebbero lavarlo e levarselo di dosso. Avessero intervistato uno degli interpreti di “Fango” forse l’immagine che di noi castelvetranesi hanno in tutta Italia sarebbe meno distorta.

Io che scrivo non posso quindi far altro che dire grazie a questi “ragazzi e meno ragazzi”, diretti da un grande professionista del teatro Giacomo Bonagiuso, per aver regalato, ancora una volta, una lezione di moralità, in una città, tra l’altro, che ha dovuto piangere una sua figlia, Rita Atria, a causa proprio di quel fango, che ci sporca e ci ricopre di vergogna, ma di cui tutti dovremmo, nel nostro piccolo, con le nostre azioni quotidiane, senza retorica, liberarci.

testo e foto di Giacomo Moceri

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